Considerazioni spicciole sui social network che uso
In particolare su twitter, identi.ca e friendfeed, ossia quelli che sto usando maggiormente. Parto dai primi due, praticamente gemelli, ma frequentati da persone diverse. Ambedue sono piattaforme di microblogging limitate agli ormai canonici centoquaranta caratteri; il primo è ormai arrivato, in Italia, all’attenzione del grande pubblico dopo essere stato per molto tempo una cosa da geek e adetti ai lavori; il secondo è una copia quasi perfetta del primo, ma basato su software libero e per questo attira principalemente nerd come il sottoscritto. Li tengo sincronizzati perché utilizzo lo stesso client, gwibber, per scrivere su entrambi. Gente diversa ne fa due posti diversi. Su ambedue periodicamente aggiungo contatti a caso, nella speranza di trovare persone interessanti, sempre periodicamente casso tutti quelli che interessanti non mi sembrano. twitter è frequentato da un’umanità varia e spesso interessante. Da quasi un paio d’anni lo uso con piacere, ho conosciuto persone interessanti, la maggior parte solo virtualmente, altre volte anche realmente: sono nate piacevoli amicizie e anche una storia d’amore. Ho aggiunto anche persone che conosco nella vita reale, ma sono in netta minoranza. Il grosso dell’utenza storica è ormai passato su friendfeed (per fortuna).
Identi.ca, come dicevo prima è un posto da nerd e lo uso per avere notizie sul software libero, anche in questo caso ho conosciuto una persona nella vita di tutti i giorni, dottorblaster, che si è presentato all’install fest che abbiamo fatto in ciclofficina centrale.
friendfeed, che sto frequentando da poco, mi sembra invece il facebook dei geek, difficilmente ho trovato qualcosa di interessante su questo social network. Il lato peggiore è che la maggior parte delle blogstar si sono ormai trasferite qui e per lo stesso meccanismo di funzionamento di friendfeed le loro notizie sono quelle che compaiono più spesso. Parecchie le ho bloccate, ma non mi trovo un granché bene su questa piattaforma, rimando ulteriori giudizi a quando avrò maggior confidenza con questo strumento.
Altri social network sui quali ho anche un account invece li trascuro completamente, mi annoio a caricare libri su Anobii o le mie foto su flickr.
P.S. Confermo che c’è una cosa che mi manca di facebook: gli eventi, si beccavano cose veramente interessanti!
Ancora cocaina
Vado dicendo da tempo che la legge che porta il nome dell’attuale e acclamato anche a sinistra presidente della camera è dannosa (vedi qui e qui), i dati che arrivano non fanno che confermare.
Riassunto delle puntate precedenti
Un bel po’ che non scrivo, riprendo facendo una breve sintesi di quel che è successo negli ultimi tempi.
Sono arrivato a Roma a metà settembre con 50 € sul conto in banca e 700 € d’affitto da pagare: la speranza che mi arrivassero per l’estate i soldi dei corsi di recupero fatti a luglio si è rivelata, per l’appunto, una speranza. Mi rimbocco le maniche e comincio a mandar curriculum in giro, anche ad annunci ridicoli scritto in una qualche lingua come questa e inizio a cercar gente per un po’ di ripetizioni, al solito prezzo e con le solite idee in testa. In poco tempo recupero un po’ di studenti. Il primo che riesco a recuperare è un fighettolio di buona famiglia, casa in una delle zone più chic di Roma. Mi hanno chiamato i genitori, persone anche simpatiche. In breve il pupillo di famiglia ha problemi (poverino!), si è iscritto al primo anno di ingegneria e i suoi vogliono mettergli dietro un precettore per dargli una mano in matematica. Le prime lezioni vanno benino, mi chiede anche di passare da due a tre lezioni settimanali. Si direbbe soddisfatto delle mie lezioni. Finché alla quarta o quinta lezione scatta la prima sgridata. La sua reazione non mi è piaciuta: inizia ad autocommiserarsi e a giustificarsi. Poco male, capirà col tempo che ho ragione. Solo che due giorni dopo ricevo la telefonata del padre che, imbarazzato, mi dice che “si è rotto il feeling tra voi due e C. non vuol più continuare le lezioni”. Chiudo la telefonata facendo notare al genitore mortificato che asseconda troppo il figlio e con un vivo senso antiborghese che mi spingerebbe ad andare a rigare tutte le auto nella chiccissima zona di Roma dove abita il fighetto¹.
Pochi giorni dopo invece mi trovo a viaggiare in treno e a un certo punto del viaggio si siedono al mio fianco due ragazze che alla prima impressione, per come parlano e soprattutto per quello di cui parlano non sembrano certo delle raffinate intellettuali. Dopo un po’ però capisco che si tratta di studentesse universitarie. Ora, sia ben chiaro che la categoria è sempre stata affollata da frotte di imbecilli, ma certa gente non meriterebbe nemmeno il diploma. Rimando ulteriori considerazioni a dopo il prossimo aneddoto.
Immagine di Alessio85 sotto questa licenza CC
Mi hanno chiamato per una supplenza in una scuola media di Roma, una prima e una terza, immigrati o figli di immigrati superiori al 50% in ambedue le classi. Insegnare in una scuola media non sarà il massimo dal punto di vista scientifico per chi come me è un fisico teorico e un matematico, ma dal punto di vista umano dà soddisfazioni indescrivibili. C’è un però. Fino a poco tempo fa avevo insegnato solo all’università come tutor. La cosa non è il massimo dal punto di vista scientifico, ma per lo meno non bisogna farsi troppi problemi nello spiegare: si suppone che gli studenti siano sufficientemente preparati per capire più o meno tutto ciò che gli si spiega, anche se sono ingegneri². Alle medie e alle superiori non è così, bisogna rapportarsi con le ridotte conoscenze degli studenti, ma il problema non è questo: è l’assoluta mancanza di preparazione che si vede nella scuola, nell’incapacità di astrazione che hanno troppi studenti. La prima cosa che mi verrebbe voglia di invocare è maggior durezza, ma non so dire se si tratta della giusta soluzione. Può darsi che anch’io abbia una percezione sbaglaita di quel che è dovrebbe essere la preparazione media. Di certo ho capito il perché all’università mi si presentano davanti delle capre di quel genere.
[¹] Coglione, se non ci sei ancora arrivato è una battuta. :p
[²] Se vieni a leggere qui vuol dire che sei veramente un ingegnere³.
[³]Vedi nota ¹.
Ti conosco
Ti conosco da quando ho cominciato a fare qualcosa, a impegnarmi, come dico con autoironia, da quando cerco di cambiare il mondo. Hai sempre i soliti modi, dici sempre le solite cose e le dicevi alla stessa maniera anche a chi c’era prima di me. Ti metti lì, sulla sponda del fiume e non ti butti nella mischia, ti fai bello con le tue teorie e le tua parole, sempre pronto a contestare o a criticare tutto e tutti tranne te stesso, ma le mani non te le sporchi mai, mai che ti metti al lavoro. Oppure l’hai fatto, ma te ne sei andato in aperta polemica, o senza farne nessuna perché non è nel tuo stile, perché idee, persone e prassi non ti piacevano più. O sotto sotto solo perché non si faceva come dicevi tu. Ogni cosa che vedi si poteva fare meglio, si sarebbe potuta fare in quell’altra maniera, quella che è stata scelta non era l’ideale, ne esiste una migliore, la tua, che tu avresti fatto in tal altro modo. O se ti fanno notare che si è fatto come dici tu di certo modi, tempi o persone sono stati sbagliati. Ti attacchi agli slogan e contesti quelli dimenticando che si tratta, appunto, di slogan e che in quel caso conta la velocità del mio messaggio. Poi quando ti spiegano quel che c’è dietro o è già stato superato o si tratta di quel che vai dicendo tu da anni, ma non fate questo o quello per la loro realizzazione. O dici che sono solo belle parole. Riesci anche ad avere il tuo seguito, perché ad affabulare così ci vuol poco. Certo, esprimi le tue legittime critiche, certo che il diritto di parola non te lo leva nessuno, certo che come libero cittadino nessuno ti impedisce di render pubbliche le tue posizioni, ma francamente a vederti sempre blaterare, a vederti sempre contestare per il solo piacere di prenderti la ragione- sei bravo con le parole – a non vederti mai alzare un dito foss’anche per organizzare un torneo di briscola aziendale hai stancato. Ricorda che solo chi non fa non sbaglia.
Ciclofficinepopolari.it

Ossia il nuovo sito delle ciclofficine romane, italiane, europee, mondiali, galattiche e ultragalattiche. Contiene tra l’altro materiali sulla manutenzione e per le riparazioni da fare sulla vostra amata due ruote o, se non l’avete ancora, vi dà gli orari in cui troverete aperta la vostra ciclofficina.
Immagine di ciclocuoco sotto questa licenza CC
Retorica piatriottarda
Clicca sulle immagini per ingrandire.
Oggi c’è stato un attentato a Kabul nel quale sono rimasti coinvolti diversi militari italiani, sei dei queli purtroppo non ce l’hanno fatta. Poveri cristi, magari ci credevano veramente che stavano portando democrazia. La cosa che mi fa ribrezzo però è la retorica patriottarda dei giornali italiani che nell’annunciare la notizia dimenticano (dimenticano?) di inserire nei titoli anche il numero di morti afghani. In un solo qualche caso il numero compare nei sottotitoli. Anche a Nasiriya successe grossomodo la stessa cosa: circa cinquanta morti, ma si parlò e si ricordano solo i venticinque italiani. Morti di serie B per i redattori verrebbe da pensare. Morti di serie B pure per larga parte dell’opinione pubblica, visto che nessuno ne parla e che ormai questo paese è imbevuto di una retorica nazionalistica che sfiora il ridicolo: si difende la nazionalità di macchine, patate e zucchine mentre non si ha più compassione dei morti.
Magliana resiste
Qui video che wordpress non mi fa incorporare nel post.
Fate circolare e mandate eventuali adesioni.
Libertà per la compagna e i compagni arrestati!
Non abbiamo nulla da nascondere
Noi non paghiamo il pizzo, noi lottiamo!
.
Lunedi 14 settembre 5 compagni di lotta dell’8 Marzo occupata di Magliana
sono stati prelevati dai carabinieri in modo coatto alle ore 4.40 di
mattina e portati a Regina Coeli e a Rebibbia.
Le forze del dis-ordine si sono introdotti con la forza nell’edificio della
ex-scuola che ospita tutti noi: famiglie di sfrattati, precari,
disoccupati; ci hanno costretto a rifugiarci sul tetto per difendere il
nostro spazio.
Ci hanno detto che era solo una perquisizione, ma il modo di agire era
quello di uno sgombero ben organizzato. Non ci sono riusciti e per
ritorsione hanno portato via 5 occupanti. Hanno sfondato le porte della
varie stanze spaventando anche i bambini che sono stati perfino costretti a
saltare il primo giorno di scuola.
Proseguono così il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl come Luca
Gramazio, Augusto Santori, Luca Malcotti e dei palazzinari romani, in
primis Gaetano Caltagirone e Domenico Bonifici che usano l’arma della
diffamazione mezzo stampa, attraverso “Il Messaggero” e “Il Tempo”
per colpire al fianco un movimento che fa paura a questa classe politica
incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà, il
reddito, e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate.
Non abbiamo nulla da nascondere.
Le diffamazioni diffuse da sedicenti giornalisti, che qui non sono mai
venuti a fare un’inchiesta, non ci hanno fatto recedere dalla nostra lotta
perché questa nasce dalla necessità di abitare in una casa e dal
desiderio di un diverso convivere, di riprenderci la vita e non
sopravvivere.
Per questo, in questi due anni di occupazione, abbiamo recuperato uno
spazio pubblico abbandonato al degrado da ben 30 anni, riaprendolo a tutto
il quartiere. E’ così che ci siamo guadagnati la solidarietà degli
abitanti, molti dei quali, oggi sotto sfratto, si sono conquistati, anni fa
e con la lotta, la loro casa.
Gabriele, Francesca, Simone, Sandro e Sandrone devono essere immediatamente
rimessi in libertà, perché l’unica colpa che hanno è quella di essere
lavoratori precari e non potersi permettere di acquistare una casa.
In particolare chiediamo con forza la liberazione di Sandrone, attualmente
recluso presso il centro clinico di Regina Coeli che proprio ieri e’ stato
medicato d’urgenza. Affetto da un tumore per il quale e’ in attesa di un
terzo intervento chirurgico al San Camillo, dovrebbe ricevere a breve
notizie sulla data dell’operazione ma il sequestro del suo cellulare ne
rende difficile, se non impossibile, la reperibilità.
Questi 5 compagni rischiano di dover passare ancora dei giorni privati
della loro libertà personale per un’inchiesta costruita senza nessun
fondamento concreto, tanto che le accuse più gravi sono già cadute così
come cadranno tutte le altre!
GIOVEDÌ 17 ALLE ORE 17.30 A PIAZZA DE ANDRÈ : ASSEMBLEA CITTADINA
VENERDÌ 18 ALLE ORE 17.30 A VIA DELL’IMPRUNETA 51:
CORTEO CITTADINO A MAGLIANA
Per adesioni:
occupa @ inventati.org
Di lessico, cucina e pubblicità

Odio certe invenzioni lessicali come “insalatone” e “verdurine”. Anche il correttore ortografico non le segnala tra le parole italiane. Invenzioni nate spesso con la pubblicità, per giustificare l’alto prezzo di un insulso piatto di erbacce fintamente raffinate e pagate a peso d’oro, magari chiuse in una confezione che fa tanto chic per ragazzine tristi, e non solo) che pensano più alla dieta che a vivere. Le verdurine, magari tagliate sottili sottili, che sembrerebbero essere garanzia di leggerezza, soprattutto se comprate in qualche pratica monoporzione precotte e preconfezionate, ma soprattutto ben pubblicizzate e pagate profumatamente. Società dell’effimero la nostra che alleggerisce anche quel che leggero già è e rende più sostanzioso ciò che tale non sarà mai. Continuo a preferire un’insalata, per contorno e senza diminutivi o accrescitivi e una ricca parmigiana, con le melanzane fritte dopo essere state passate nell’uovo. Tocca specificare perché ho scoperto, con orrore, che la tendenza dietetica ha contagiato anche l’adorato piatto e c’è chi propina per parmigiana, sempre per amor di leggerezza e spregio della buona tavola, anche una sua versione con le melanzane grigliate. Altra vittima illustre: lo yogurt, che ormai esiste anche in versione light! Avete mai sentito qualcuno che si è abboffato o anche solo saziato di yogurt? Avete mai sentito la frase: «Come sono appesantito, ho mangiato uno yogurt e adesso ho una sonnolenza addosso!» oppure «Ieri sera ho fatto una mangiata proprio soddisfacente: ben due yogurt!» o ancora: «Sto ingrassando: il medico mi dice che mangio troppi yogurt.» Proporrei un campo di rieducazione alimentare a coloro che propinano schifezze di tal guisa. Il problema vero resta che troppi si lasciano abbindolare da parole nuove inventate solo per vendere qualcosa. Spegnete la televisione, evitate le pubblicità in rete e riaccendete il cervello. Per piacere.
Immagine di funadium sotto questa licenza CC
Eliminare le pubblicità con firefox (2)
Uno dei primi articoli di questo blog riguardava il modo per eliminare le pubblicità dal web con firefox. Ormai non seguo più nemmeno io quell’articolo e adotto un’altra tattica.
Passo 0
Se non lo avete ancora fatto installate firefox sul vostro pc, da qui per esempio.
Passo 1
Bisogna usare un’estensione per eliminare la pubblicità, si chiama Adblock plus e penserà quasi a tutto lei. Le estensioni di firefox sono dei piccoli programmi che aggiungono a firefox funzioni più o meno utili, navigando su questo sito ne troverete per tutti i gusti e necessità. Potete gestire le vostre estensioni dal menù Strumenti-> Componenti aggiuntivi->Estensioni. Da questo link potrete scaricare e installare direttamente Adblock plus. Vi verrà chiesto di confermare che volete installare questo software, accettate senza remore poi riavviate firefox come richiesto.


Al riavvio vi verrà richiesto di scegliere una lista di pubblicità da bloccare:

solitamente le più efficaci sono quelle geograficamente più vicine a voi o ai siti che visitate (se ad esempio visitate prevalentemente pagine che provengono dagli Stati Uniti scegliete una lista che provenga da quel paese). In questo modo abbiamo già bloccato quasi tutto, restano da bloccare poche cose ancora: vediamo come fare.
Passo 2
Distinguiamo due casi (ma anche uno e mezzo): immagini e animazioni. Nel caso di immagini fate click destro sulla pubblicità incriminata, e scegliete l’opzione: Blocca immagine con Adblock Plus. Tra le opzioni proposte di solito viene preselezionata la migliore, ma talvolta bisogna creare un opzione a mano, in tal caso serve una digressione: sappiate che il carattere * vale come jolly: se scrivete per esempio *azzo.jpg Adblock plus bloccherà tutte le immagini che finiscono in azzo.jpg, ad esempio: palazzo.jpg, razzo.jpg, sollazzo.jpg, spiazzo.jpg, intrallazzo.jpg (cos’altro avevate pensato… :D). Attenzione a non abusare dei caratteri jolly altrimenti rischiate di bloccare anche le immagini che invece vorreste vedere. Per di più il sito verrà rimpaginato riempiendo gli spazi vuoti. Sappiate anche che, di solito, le immagini pubblicitarie sono contenute in cartelle sul server che si chiamano ad, ads o simili. Per le animazioni, che sono forse la cosa più fastidiosa in assoluto, la differenza è una sola: compare una linguetta Block ai bordi dell’immagine, dovete cliccare su quella e poi la procedura è identica.
Passo 3 (Per esperti o paranoici come me)
Si tratta di installare un’altra estensione: Noscript, che blocca tutti i javascript nella pagina. Vi faccio notare che l’impostazione di default è quella di bloccare tutto, in questo modo praticamente mezza internet non vi funzionerà! Dovrete sbloccare i siti che vorrete man mano che navigate per il web (una volta sola, poi l’impostazione verrà conservata in memoria). È un’estensione pensata principalmente per motivi di sicurezza, ma che va bene allo scopo di bloccare le pubblicità testuali, in particolare molte di quelle provenienti da google. Usatela se sapete cosa state facendo.
P.S. : come al solito sono graditi commenti e domande.
11 settembre, 1973
Visto che oggi tutti ricorderanno l’attentato alle torri gemelle io vi ricordo di quell’altro 11 settembre, quando con un golpe Pinochet e i militari deposero il presidente Allende in Cile.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.
Dialogo sui minimi sistemi
Stamattina sono stato dal medico e nella sala d’attesa a un certo punto è iniziato il solito discorso sul caldo. Solo che a un certo punto i presenti hanno pronunciato queste frasi:
Fa caldo perché il Sole si avvicina alla Terra…
Speriamo che con tutto questo caldo non arrivi un terremoto…
E già, tutto questo calore che si accumula sottoterra chissà che può succedere…
Ossia delle cazzate impressionanti. Non capito se il primo addirittura pensasse che il Sole abbia deciso di andarsi a scontrare contro la Terra o semplicemente a qualche strano fenomeno. Per inciso: l’alternarsi delle stagioni non dipende dalla distanza Terra-Sole, ma dall’inclinazione dell’asse terrestre. Quando nel nostro emisfero è estate la Terra si trova grossomodo alla sua massima distanza dal Sole. Incommentabili e senza senso le ultime due frasi. Queste frasi sono indice di un livello bassissimo di cultura scientifica che pervade il nostro paese, fanno capire che basta la prima fesseria sentita in giro per distruggere una qualunque verità scientifica. E non sto parlando di ristrettissimi ambiti specialistici o di frontiere avanzate della ricerca, ma dell’abc, di cose che io ricordo di aver studiato non all’università o al liceo, ma addirittura alle elementari! Il perché dell’alternarsi delle stagioni e il relativo modello eliocentrico non devono essere ignorati da nessuno in una società come la nostra così pervasa dalla tecnologia. Invece non è insolito trovare persone che non solo non si vergognano ma addirittura si vantano del fatto che: «Io di matematica non capisco nulla!» Orbene, so perfettamente che non si può pretendere di sapere tutto, già il buon Socrate lo disse duemilacinquecento anni fa, ma che ci siano persone che non si vergognino di non riuscire a calcolare una percentuale o che ignorino cosa sia una proporzione o ancora che non sappiano risolvere una banale equazione di primo grado nonostante abbiano conseguito lauree, diplomi o anche solo la licenza media mi fa pensare una serie di cose, nessuna positiva. La prima: la scarsa considerazione in cui è tenuta la cultura scientifica in questo paese: si rischia di essere tacciati di ignoranza se non si riconosce subito la tal citazione latina, mentre nessuno è pronto a puntare l’indice contro chi non conosce i fondamenti del metodo scientifico. Ripeto, taluni addirittura si vantano del fatto che di matematica (o in generale di scienze) non capiscano nulla, forse perché ha la fama di materia ostica e gli sembra di essere giustificati in tal senso o forse perché non è di moda. Ancora: ombre sul sistema formativo e su quante poche ore siano dedicate alle materie scientifiche in Italia e sul fatto che troppi docenti vedano la scuola come un ripiego e non come un mestiere ambito (e viste le prospettive di carriera e di stipendio non hanno tutti i torti). Ricordo ancora che al liceo scientifico, almeno quello dei miei tempi, le ore dedicate alle materie umanistiche erano più di quelle dedicate alle materie scientifiche. Andrebbero anche ripensate le classi di insegnamento da assegnare alle varie tipologie di laureati, ad esempio la separazione delle cattedre tra matematica e fisica: questo non per mancanza di competenze, ma perché, solitamente e per rimanere sullo stesso esempio, un matematico non ha e non è in grado di trasmettere per la fisica lo stesso amore che ha per la sua materia. L’ignoranza scientifica in questa società non è concepibile anche perché siamo circondati da tecnologia e, anche se è impossibile aver chiaro il funzionamento di tutto ciò che ci circonda, bisogna aver chiari i concetti essenziali, bisogna sapere almeno qual è il principio con cui si memorizzano dati su un hard disk o su un lettore audio. Se tutto ciò viene a mancare, se non si sa nemmeno quali sono i fenomeni sui quali si basano il frigorifero o il forno a microonde tutto ci sembrerà inspiegabile, tutto ci sembrerà magia. E al ciarlatano di turno basterà raccontare quattro fandonie (esempi non mancano) per far fessi tutti e convincerci che è ora di tornare a bruciare le streghe.
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Da un libro di storia del 2076
…Ci si chiede a questo punto come sia stato possibile che in un paese che aveva conosciuto già un periodo di barbarie come quello fascista non si fossero inserite nel sistema democratico un insieme di difese per prevenire l’accesso alle più alte cariche dello stato da parte di chi controllava un’ampia fetta dei mezzi di informazione, che non si fosse riordinato il sistema radiotelevisivo o fatta una legge per combattere quello che all’epoca si chiamava conflitto di interesse pur avendone avuto le possibilità durante la legislatura che va dal 1996 al 2001. Per quanto ci si sforzi di trovare motivi logici o razionali a questa incomprensibile scelta l’unica risposta che si riesce a dare è che gli esponenti della sinistra e del centrosinistra dell’epoca erano inetti, incapaci e ingenui. Solo così si riescono a spiegare certe incomprensibili, e già all’epoca tacciate da taluni commentatori come suicide, scelte politiche. I diversi leader che si sono succeduti a capo dei partiti di quella fazione si sono sempre lasciati abbindolare da una promessa di non belligeranza da parte del loro principale avversario, dimenticando che non era contro di loro che egli si muoveva, ma contro le fondamenta dell’ordinamento democratico che, anche se non formalmente, venivano pian piano attaccate e demolite. Per di più perdevano anche credibilità nei confronti dell’elettorato perseguendo politiche economiche in tutto e per tutto simili a quelle della parte avversa. Taluni dei vari leader poi hanno vissuto per anni in torri d’avorio, credendo che il polso del paese fosse quello che veniva loro raccontato dai giornali, che veniva descritto da intellettuali prezzolati ai convegni della confederazione degli industriali o che il loro spessore intellettuale fosse quello rappresentato sui quotidiani amici, dimenticando che l’opinione pubblica riesce ad essere facilmente addomesticata controllando il sistema dell’informazione. Emblematico il caso della sconfitta del 2008, quando ci si mosse nel più irrazionale dei modi cercando di scimmiottare la campagna elettorale del candidato alla presidenza americana perdendo letteralmente il contatto con la realtà e proponendo candidati che hanno suscitato il ribrezzo dell’elettorato come nel caso del comune di Roma. Fu così che avvenimenti che sarebbero stati chiamati scandali in altri paesi o in altri tempi che lo coinvolsero anche quando era capo del governo non ebbero grande influenza sui risultati elettorali. Spesso i commentatori esteri descrivevano l’Italia come un paese in cui mancava l’alternativa politica….
Eccezionale
Ieri ho ricevuto un sms dalla Turchia in cui mi chiedevano di cercare in rete l’indirizzo di un certo ostello. Ho acceso il pc e ho trovato subito l’indirizzo e anche un ostello dal nome simile. Ho mandato un sms coi due indirizzi. Cosa c’è di eccezionale? Che tutto ciò ci sembra normale, mentre non troppi anni fa le cose che ho scritto non esistevano nemmeno.
Piccolo manuale di sopravvivenza del napoletano a Roma
Nell’ultima settimana mi sono trovato per caso e con gusto ad avere a che fare con una serie di napoletani trasferiti nella capitale, abbiamo (mi ci metto in mezzo anch’io, pur essendo napoletano solo d’adozione) negli anni incontrato tutti gli stessi identici e purtroppo spesso insormontabili problemi. Iniziamo subito:
Pizza.
A parte la forma e il colore in comune con la pizza napoletana, non c’è nulla da fare: quella romana è semplicemente immangiabile. Della consistenza del cartone pressato più o meno. Inutile cercare di farlo capire a coloro che non siano vissuti all’interno del triangolo Salerno-Mondragone-Avellino. Sentirete cose abominevoli come: esiste la pizza alta e quella bassa, sulla margherita non ci va il basilico, la pizza deve essere croccante. Ignorano addirittura cosa sia il cornicione! Neanche una settimana da Michele a Forcella potrebbe scalfire le convinzioni del tipico romano sulla pizza. Bene vediamo come rimediare a questa incresciosa situazione. Il mio rimedio è stato uno solo finora: a Roma niente pizza. Punto. Esistono anche delle pizzeria che fanno una decente, ma non di più, pizza napoletana, ma sono decisamente care, quindi meglio evitare. D’altro canto a Roma si può mangiare divinamente se ci si butta sui piatti tipici (ammesso di riuscire a trovare chi ancora li cucina), consolatevi con la coratella, la pajata, la trippa, gli gnocchi le animelle o i carciofi alla giudia almeno fino al momento della scarpetta, perché sapete che se siete napoletani c’è un’altra cosa che vi manca ossia il…
Pane.
A parte la forma e il colore in comune col pane napoletano, non c’è nulla da fare: quello romano è semplicemente immangiabile. Unica decente eccezione quello di Lariano integrale, tutto il resto va cassato senza pietà. Scordatevi quel buon pane cafone, cotto a legna, delizia del palato e gioia della tavola. Scordatevi anche i panificatori abusivi che vi rifornivano di quel pane dal retrogusto delizioso, imprecisato e sul quale era meglio non indagare. Scherzi a parte: se senza pizza si riesce a campare rimandando la degustazione del più nobile dei cibi fino al ritorno in patria senza pane diventa ardua. È forse la cosa che più ci manca (oltre al golfo, il sole, la pizza, il mandolino, le sfogliatelle, i babbà, mammà e un altro paio di milioni di cose). E nemmeno possiamo andare al ber per consolarci con un…
Caffè.
A parte la forma (della tazzina) e il colore in comune col caffè napoletano, quello romano è semplicemente imbevibile. Non sono mai stato un amante dell’espresso, ho sempre preferito quello della moka o, mi sto convertendo da poco, quello della macchinetta napoletana, ma a Roma il caffè non è arte loro. Basta la più classica delle prove: prendete il cucchiaino di zucchero e versatelo nella tazzina. Lo zucchero precipiterà immediatamente sul fondo della tazzina invece di galleggiare sulla schiuma superficiale. Sì, che siamo integralisti, ma un caffè del genere verrebbe rimandato indietro e si riceverebbero pure le scuse del barista. Altra grande pecca: non servono il mezzo bicchiere d’acqua insieme al caffè e, nota di demerito, solitamente alla richiesta: «Ci dà un po’ d’acqua?», il barista propone un solo bicchiere, anche se si è in dodici. Il bicchiere d’acqua è fondamentale, serve a preparare la bocca per assaporare il caffè, a pulirla da eventuali altri sapori presenti in bocca. Invece niente. Uno dice, va be’, la vita è amara, almeno mi mangio un dolce in…
Pasticceria.
Ma spesso neanche forma e colore sono uguali. La pasticceria romana, che raggiunge il suo apice nel… maritozzo con la panna :/ non può, e infatti non lo farò, essere paragonata con quella napoletana.
Quindi la vita del napoletano nella capitale è impossibile? No, tutto sommato ci si adatta, certo si guardano gli indigeni con superiorità e dall’alto in basso – è quel che meritano per il loro non saper stare in cucina – ma ci si gode pure un po’ della loro compagnia. In effetti poi ci si rende conto che non è colpa loro se hanno una tal guisa di gusti. Gli invasori che sancirono la caduta dell’impero romano importarono nella città eterna anche i loro gusti alimentari: i famosi gusti barbari.
Cooptazione delle giovani generazioni
Scuola, interno giorno.
Dialogo
Studente: Preeesso’, ma ‘ndo stanno quei posti che dice lei che uno si può fa’ la bicicletta?
Preeesso’: Alla SNIA, il centro sociale vicino largo Preneste c’è la ciclofficina più vicina a casa tua poi c’è quella dove faccio il turno anch’io a Monti.
S. Preeesso’, ma come funziona?
P. Vai lì, vedi se c’è qualcosa che fa al caso tuo, inizi a sistemarla se lo sai fare da solo altrimenti c’è chi te lo spiega.
S Preeesso’, cioè che io vado là e trovo tutte le bici esposte? E che le vendono pure?
P. No, non si vendono bici, però quando finisci di farti la bici se puoi lasci una sottoscrizione.
S. Preeesso’, sottoche?
P. Un’offerta.
S. Preeesso’, ma poi ammettiamo che io vado a questa vicino casa mia, come funziona: devono da passa’ i miei genitori quando ho finito la bici?
P. Ahahahah, no non ti preoccupare, l’ambiente è…. molto informale.
S. Preeesso’, e quanti soldi devo da lascia’?
P. Quanto puoi e vuoi, certo tu hai quindici anni e nessuno pretenderà da te che lasci gli stessi soldi che può lasciare uno di trent’anni che lavora, tiene presente però che quel posto vive grazie alle sottoscrizioni, quindi se vuoi che continui ad esistere lascia qualcosa.
S. Preeesso’, ma lei quando ci sta?
P. Io ci sono il mercoledì sera a Monti.
S. Devo da passa’, me devo da fa la bici da corsa!
P. Ti aspettiamo.
Vi giuro che è andata proprio così.
OGGI SCIOPERO

Il testo dell’appello.
Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere. Le disposizioni contenute nel “Decreto Alfano” sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.
Il cosiddetto “obbligo di rettifica“ imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti – in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti – rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.
Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.
I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist“ se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.
La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.
Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog. Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.
Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. – scarica il logo banner.jpg
Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.
Alessandro Gilioli
Guido Scorza
Enzo Di Frenna
NOTA – per informazioni e contatti stampa usate le nostre mail.
Per problemi al sito scrivete a Enzo
Come cambiare il nome di una libreria e vivere felici

Capita che il buon natrium si trovi a fare un lavoraccio infame.
Capita pure che abbia bisogno di scaricare e installare, sempre per lavoro, questa libreria, dal nome ambiguo: libsexy2.deb, ma il firewall dietro il quale si trova non gliela faccia scaricare per via del nome.
Capita quindi che il buon natrium chieda aiuto nella lista porkinerdz della ciclofficina centrale.
a causa del buffo nome di questo pacchetto http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu/pool/main/libs/libsexy/libsexy2_0.1.11-2build1_i386.deb la rete su cui mi trovo mi impedisce di scaricarlo ... no comment ... qualcuno sarebbe cosi' gentile da scaricarlo, cambiargli nome e inviarmelo ? grazie mille!!
Rispondo all’appello e gli mando il pacchetto.
Dopo un po’ arriva il resoconto di natrium:
siete troppo belli
Ci dà la lista di chi gli ha mandato il file e come l’ha rinominato
Il loskoindividuo ha optato per un signorile “la libreria che cercavi.deb”
Luca per un lineare e pulito “natrium.deb”
Il sottoscritto per un meridionalissimo “libreria dal nome rattuso.deb”¹
Ma l’apoteosi si è raggiunta con il buon emme che ha cambiato il nome in
anale.deb
Sarà pure una nerdità, ma io sto ancora ridendo.
[¹] Trovate una buona definizione della parola rattuso qui
Immagine di 4v3ry sotto questa licenza CC
Bella professo’
Ossia come mi salutano i miei studenti. Sia chiaro mi stanno simpatici, d’altro canto come potrebbero non starmi simpatici: caciaroni, casinisti e sempre pronti a scherzare e a scassare la minchia. Non è del piano umano che voglio parlare, ma di quello didattico-scientifico, ossia della loro preparazione. Di certo non mi aspettavo di trovarmi davanti novelli Einstein o Cauchy, altrimenti non li avrebbero rimandati, ma almeno che fossero in grado di risolvere il seguente problema:
Compro 3 kg di viti in ferramenta, nella busta ci sono 1500 viti, quanto pesa una vite?
Mi sembra una cosa che dovrebbe essere alla portata di un bambino di terza elementare, invece un paio di loro sono rimasti ammutoliti davanti a una domanda del genere. Lasciamo perdere la proprietà di linguaggio e il fatto che troppi di loro si esprimano solo in romanesco. La cosa più triste è che troppi non hanno la minima capacità di ragionamento e che si nota che hanno studiato la matematica come una serie di regolette e poco più. Più passa il tempo, più aumentano le mie perplessità sul sistema scolastico italiano e di come tutte le riforme che si sono susseguite negli anni hanno fatto scendere il livello della preparazione degli studenti. D’altro canto ne avevo parlato già qui (a proposito degli studenti che vengono a ripetizione) e qui (a proposito degli esami universitari) e forse anche da qualche altra parte in questo diario online.
Immagine di @Lupinthe3rd sotto questa licenza CC
Primo giorno di scuola, impressioni a caldo
Bello, bellissimo, a tratti pure divertente, ma molto molto stancante. Ho l’abitudine di camminare e molto mentre spiego, sono iperattivo per natura e non riesco a star fermo, ma ora non mi sento più le gambe. Ho anche un colossale mal di testa e dopo cinque ore di spiegazione direi che ci sta tutto. Ora però sono stanco, più tardi sono di turno in ciclofficina e quindi mi butto un po’ sul letto. A stasera, forse.













