Bella professo’
Ossia come mi salutano i miei studenti. Sia chiaro mi stanno simpatici, d’altro canto come potrebbero non starmi simpatici: caciaroni, casinisti e sempre pronti a scherzare e a scassare la minchia. Non è del piano umano che voglio parlare, ma di quello didattico-scientifico, ossia della loro preparazione. Di certo non mi aspettavo di trovarmi davanti novelli Einstein o Cauchy, altrimenti non li avrebbero rimandati, ma almeno che fossero in grado di risolvere il seguente problema:
Compro 3 kg di viti in ferramenta, nella busta ci sono 1500 viti, quanto pesa una vite?
Mi sembra una cosa che dovrebbe essere alla portata di un bambino di terza elementare, invece un paio di loro sono rimasti ammutoliti davanti a una domanda del genere. Lasciamo perdere la proprietà di linguaggio e il fatto che troppi di loro si esprimano solo in romanesco. La cosa più triste è che troppi non hanno la minima capacità di ragionamento e che si nota che hanno studiato la matematica come una serie di regolette e poco più. Più passa il tempo, più aumentano le mie perplessità sul sistema scolastico italiano e di come tutte le riforme che si sono susseguite negli anni hanno fatto scendere il livello della preparazione degli studenti. D’altro canto ne avevo parlato già qui (a proposito degli studenti che vengono a ripetizione) e qui (a proposito degli esami universitari) e forse anche da qualche altra parte in questo diario online.
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Primo giorno di scuola, impressioni a caldo
Bello, bellissimo, a tratti pure divertente, ma molto molto stancante. Ho l’abitudine di camminare e molto mentre spiego, sono iperattivo per natura e non riesco a star fermo, ma ora non mi sento più le gambe. Ho anche un colossale mal di testa e dopo cinque ore di spiegazione direi che ci sta tutto. Ora però sono stanco, più tardi sono di turno in ciclofficina e quindi mi butto un po’ sul letto. A stasera, forse.
Primo giorno di scuola

Domani primo giorno di scuola, dall’altra parte della cattedra. Mi hanno infatti assegnato tre corsi di recupero presso un istituto tecnico e visto che ho bisogno di soldi mi lancio nell’impresa. Mi chiedo come sarà. Non tanto l’insegnamento in se per se, ho già insegnato all’università, ma ho altri dubbi, vi propongo uno scambio di mail tra una mia amica e me a tal proposito, devo dire che mi ha messo dell’umore giusto.
Ciao,
mi sono addottorato un paio di settimane fa e come sai sono intenzionato ad abbandonare la ricerca, oggi ho consegnato la domanda per l’insegnamento nella scuola, ma non mi sento ancora convinto di questa scelta. Ti scrivo per soddisfare uno dei miei dubbi: com’è insegnare nella scuola superiore dopo che per anni hai studiato cose di livello avanzato o avanzatissimo e poi ti ritrovi a dover spiegare pallosissime cose come le equazioni trigonometriche? Non è frustrante? Ti giuro che è la mia paura principale. Certo immagino che tantissimo dipenda dalla classe che ti trovi di fronte, dal loro livello di comprensione. Ecco volevo un parere da te, anche se immagino che per te l”insegnamento sia solo un modo per sostentarti e trovi le tue soddisfazioni al di fuori, nella scrittura per esempio. Forse questi dubbi li fugherò io stesso la prossima settimana quando mi ritroverò a fare dei corsi di recupero in un ITIS, nel frattempo spero in una tua risposta consolatoria.
La risposta:
Io il primo hanno avevo una classaccia, e dovevano anche fare gli esami di maturità. Ma in un istituto tecnico commerciale (sperimentale) a fine anno avevo anche fatto gli studi
di funzioni a due variabili. Insomma più ne sai meglio è. E poi è il
mestiere più bello del mondo, è divertente e ti senti di dare indietro, o almeno io così mi sentivo, tutto quello che lo stato ti ha dato. Insomma mi sentivo super etica. In due anni di scuola non sono mai tornata a casa annoiata. Incazzata o innamorata sì.
Ma annoiata mai. E questo è un punto di forza.
Il mio commento
Diciamo che è quello che mi aspettavo :)
A presto!
Immagine di Paolo Màrgari sotto questa licenza CC
Parliamo di politica

Da qualche settimana con dei cari amici ci stiamo scambiando una serie di mail sulla situazione politica italiana e di questa disgraziata sinistra. Vi propongo alcuni stralci di una mail che ho inviato.
A me del comunismo e della rivoluzione fini a se stessi è mai importato nulla. Mi interessa una società, qualunque sia il modo in cui sia realizzata, in cui le differenze sociali, di censo, culturali, di nascita non siano determinanti sulla vita delle persone. Dove chiunque, fosse anche un inetto, un incapace o un farabutto sia messo in condizione di avere una vita dignitosa. Che questa società sia realizzata alla “danese” per esempio (libertà assoluta di licenziare, ma stato sociale fortissimo e amplissima mobilità del mercato del lavoro) o in altro modo mi interessa poco: si chiamano equilibri di Nash (il matematico protagonista di quel film di qualche anno fa) e non è detto che uno sia migliore dell’altro, si possono offrire buone condizioni sociali in modi diversi. Sia chiaro: non mi piacciono pacchetto Treu e legge 30, nel frattempo mi precarizzano e loro non mi danno nulla in cambio, ma un eventuale società in cui, per esempio, il mercato del lavoro abbia un punto di equilibrio diverso, e che tuteli tutti, mi starebbe bene lo stesso.
Un pizzico di Marx, ossia operai e borghesia.
Marx, nel manifesto attribuisce alla borghesia un ruolo storico notevole, ma lo definiva ormai esaurito. Meritoria era stata la sua battaglia contro l’aristocrazia e contro i privilegi di nascita. A mio parere, in Italia, anche la classe operaia, comunemente intesa, ha esaurito la sua funzione storica. Pensateci: chi oggi tra noi non vorrebbe aver diritto a quel che hanno gli operai? Contratto a tempo indeterminato, pensione, assistenza sociale, malattia, ferie pagate e così via. Gli operai di oggi ricoprono lo stesso ruolo sociale della borghesia di metà ottocento, sono tutelati, hanno una buona posizione sociale, possono permettersi una vita sufficientemente agiata, con casa di proprietà e vacanze al mare una volta l’anno. Non c’è da meravigliarsi che votino a destra: è la loro collocazione naturale. In fondo hanno lottato per generazioni (e quindi gli operai di oggi non hanno memoria per le lotte degli anni ‘70) per ottenere una vita decente, ora ce l’hanno e non hanno più voglia di pensare a quando, loro e la loro classe, stavano male, di essere solidali con chi è rimasto indietro o con chi è sfruttato come loro erano fino a non molto tempo fa. Tali e quali alla borghesia che fece la rivoluzione francese. Certo, mi obbietterete che la loro vita degli operai non è rose e fiori, ma di certo è meglio di quella di tutti i precari. D’altro canto non è detto che la vita del piccolo commerciante sia mai stata un paradiso terrestre. Discorso lungo e confuso, lo so. Riassumendo: borghesia e classe operaia in Marx non vanno interpretati letteralmente, ma intese come categorie sociali fluide, che cambiano col tempo e non sono caratterizzate dal mestiere che uno fa. Quelli che una volta erano la classe operaia oggi rientrano di diritto in quella che Marx definiva borghesia e basano il loro benessere sullo sfruttamento di altre classe sociali per mantenere il loro tenore di vita: il precariato, gli immigrati, i lavoratori a nero, altrimenti per loro non sarebbero possibili le settimane a Sharm el Sheik a 300€ o anche andare a fare la spesa al supermercato. Quella che ieri era definita classe operaia non sta più alla catena di montaggio, ma fa il precario in un call center, lezione all’università a 1,30€ l’ora (contratto ad Architettura della Sapienza) e, perché no, si fa il mazzo dodici o quindici ore al giorno nella sua attività in proprio per riuscire ad arrivare a fine mese. Dovremmo anche smetterla di considerare sullo stesso piano tutti quelli che rientrano nella categoria “impresa”. Penso ai miei zii per esempio, proprietari di aziende agricole e che si alzano alle quattro del mattino per andare nelle serre insieme ai loro dipendenti coi quali lavorano fianco a fianco. O a un altro che invece si alza alle tre per aprire il banco del mercato. Lavoro e capitale assieme: possibile che a sinistra non abbiamo parole per queste persone, che pure costituiscono il tessuto produttivo del paese? Possiamo continuare a considerarli solo ed esclusivamente come capitalisti? Credo che nessuno di noi o nessuno con un minimo di intelligenza li appellerebbe con questo nome, nemmeno i loro dipendenti coi quali oltre a condividere ore di lavoro condividono spesso la sorte. Insomma a sinistra smettessero di considerare Marx come la bibbia o imparino almeno a interpretarlo e tornassero a fare politica dove serve invece di lamentarsi di vedersi assegnare un ministero che si occupa di “negri, drogati e zingari” (cit. Paolo Ferrero), ma per questo servirebbero politici seri, come quelli di inizio secolo, mentre al momento abbiamo un gruppo dirigente composto da mezzi pesci a brodo pseudo-sessantottini-settantasettini.
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Pitigliano ricicletta fest
Lo scorso fine settimana in compagnia di altri ciclomeccanici delle ciclofficine romane, la malamurga e il buon Rocco di Milano, siamo stati a Pitigliano, bellissimo borgo in provincia di Grosseto per il ricicletta-fest, ossia il festival delle biciclette riciclate, riadattate e riusate. Immaginate il borgo medievale invaso da una compagine di freakettoni sorridenti, festosi e rumorosi e dalle creazioni ciclistiche più improbabili e colorate. Gli abitanti sono stati entusiasti, molti bambini sono andati a recuperare le biciclette nelle cantine e se le sono viste decorare dalle ragazze presenti, il buon Nunzio, io e qualcun altro abbiamo riparato o sistemato le bici che ci venivano portate. Piero e Warner hanno fatto uno spettacolo di giocoleria, un po’ tutti abbiamo usato le creazioni ciclistiche presenti per andare in giro per il paese e promuovere la festa di piazza. Grandissimo successo ha riscosso la Kangoo, biciclettina a ruota fissa e pedivelle accoppiate, un assurdo tecnico, ma divertentissima da portare, le due piani venivano ammirate da tutti. Unica nota stonata: la mia bertuccia di riferimento si è rotta i legamenti per somma delle sfiga cascando dalla bici a due piani. Per supplire a questa cosa mi sono fatto carico della nina (questo il nome della bici della bertuccia) e insieme a Rocco, Piero e Daniela siamo andati da Pitigliano a Albegna con tre tall-bike e una bici più tradizionale per poi concludere il viaggio in treno.

La nina, la tall bike (o bici a due piani) della mia bertuccia di riferimento
Le Ferrovie dello stato hanno dimostrato per l’ennesima volta tutti i loro disservizi: alla stazione c’erano solo due emettitrici automatiche che non erogavano resto per più di 5€, senza la possibilità di fare dei biglietti per le bici, non accettavano né bancomat né carte di credito, le obliteratrici erano rotte, non era segnalato se il vagone biciclette fosse in testa o in coda al treno. Prima di inutili ponti o trafori dell’alta velocità che arricchiscono solo chi li costruisce avremmo bisogno di queste cose, ma cosa volete: ormai sono un soggetto privato – a dispetto del nome – e il privato punta (legittimamente) solo al profitto. Poi però non vi lamentate se se ne approfitta. Ah, quasi dimenticavo, sono stati così contenti che ci hanno invitato anche ad aprire la gara ciclistica che si terrà in zona tra qualche settimana , la Gran Fondo.
Tra non moltissimo tempo spero di pubblicare qualche foto della tre giorni.
Puttane e cocaina
Non mi interessa tanto se il settantaduenne presidente del consiglio ami passare il proprio tempo libero organizzando festini a base di orge, puttane e cocaina¹, il mio moralismo non si esprime nel voler privare gli anziani di pruriginosi piaceri. Esprimo il mio moralismo incazzandomi come una bestia perché la stessa persona, quando era all’opposizione, in nome della difesa della famiglia ha cavalcato una battaglia contro l’approvazione di una legge che avrebbe permesso a me e alla mia (eventuale) donna o più in generale a due persone che si vogliono bene, anche se non sposati e di qualunque sesso, di poter accedere a case popolari e ad agevolazioni concesse a chi ha una famiglia da mantenere. Il tutto per accontentare la parte più retriva della società e quella più bigotta della chiesa e prendendo in giro anche chi si è fatto sedurre dagli sciocchi argomenti portati avanti da chi sosteneva che tra due persone dello stesso sesso non può esserci amore.
Sarei curioso di sapere cosa pensano gli elettori di Berlusconi di questa storia. Ovviamente ce ne saranno tanti che pensano che sia tutta una cospirazione dei media e della magistratura, che si berranno l’ennesima bugia di un uomo che con sei televisioni e il controllo di svariati giornali tiene in scacco questo paese da almeno quindici anni.
[¹] Inter nos: negli ambienti parlamentari questa voce girava da qualche anno, me l’accennò, come voce appunto, un mio ex-amico che lavorava alla camera. In più mi accennava anche all’uso di tanto viagra.
In nomine Sancta Graziella
Questa settimana, Lo scorso fine settimana, Due settimane fa¹, Tre settimane fa ci sono stati i festeggiamenti di Santa Graziella pedalante, laici festeggiamenti che vanno sotto il nome di Ciemmona.
Mercoledì 27 Maggio
Ovvero il ciclopicnic al Pincio.
L’appuntamento in verità è settimanale, ci si vede sul Pincio, dopo averlo scalato da piazza del Popolo, ma può essere inserito nei festeggiamenti per la nostra adorata Santa Graziella. In mattinata preparo il companatico che verrà condiviso nel corso del picnic ciclistico: due frittate da sei uova cadauna, una con le zucchine, una con le patate. La nostra Santa Graziella, veglierà sui noi gozzoviglianti e beveranti.
Il picnic si svolge nella consueta maniera, se non fosse per la prima sorpresa che mi riserva Santa Graziella: la presenza del buon Franganghi! È inutile dire altro: le vie di Santa Graziella sono infinite! Il picnic si svolge nella solita comunanza di cibo e bevande, nel cazzeggio più o meno organizzato e con la consueta differenziazione rifiutistica finale. Assente, ahinoi, il buon Occhionero presenti tanti altri anche se c’è una competizione sportiva di secondo piano che avrebbe potuto distrarre qualcuno. Dopo aver mangiato, bevuto, rimangiato e ribevuto mi avvio verso casa, ma l’odioso sampietrino – che nell’iconografia classica è acerrimo nemico di Santa Graziella – mi tende un colpo gobbo. Dopo aver attraversato via dei fori imperiali, strada notoriamente invisa ai fedeli di Santa Graziella, mi avvio per via Cavour e succede l’indicibile: spacco la guarnitura di Irene! Ma la nostra santa veglia premurosa su di me e ha fatto resistere il componente meccanico fino a che io fossi giunto in prossimità della ciclofficina centrale. Chiamo il buon muriaticum, gli illustro la situazione e mi presta la fidata Bilù: posso tornare a casa, ma domani dovrò riparare Irene.
Giovedì, 28 maggio
Dalla mattina un solo pensiero mi assilla: Irene e la sua guarnitura, spiccio le incombenze lavorative, e mi fiondo appena posso in ciclofficina alla ricerca di una guarnitura di ricambio, ma non trovo nulla che faccia al caso mio. Il clou dei festeggiamenti è vicino e Irene è fuori uso, la preoccupazione sale, ma continuo a inneggiare alla santa pedalante. Recupero la fida Ramegna e vado alla SNIA, stampo il logo di critical mass Roma su un paio di magliette, mi godo la serata, ma ho sempre in testa quella guarnitura. Domani dovrò trovare una soluzione, domani c’è la cm.
Venerdì, 29 maggio – compleanno di Critical Mass Roma
Il giorno è arrivato, Irene è fuori uso e io devo andare a fare ripetizioni. Ramegna svolge il suo compito di fido destriero e

mi porta dal discente, intasco i soldi e volgo la docile cavalcatura verso il mio spacciatore di componenti ciclistici preferito: vai Ramegna vai! Sotto la canicola, accompagnato da Santa Graziella, inizio sorpassi nei confronti degli antiquati mezzi di circolazione preferiti dai romani. La santa pedalante veglia su me e su Ramegna spostando un paio di ostacoli sulla nostra traiettoria e fuori dalla portata dei freni. Arrivo dal pusher poco dopo l’apertura, chiedo, mi informo, compro e pago. Decido anche di cambiare il nastro del manubrio. Acquistato il tutto volo alla volta della ciclofficina: Irene è lì, che aspetta la sua nuova guarnitura. Monto il tutto a tempo di record e decido di stare in ciclofficina per rifornire di bici eventuali ciclisti senza biciclette di passaggio, nel frattempo arrivano il losco e la bertuccia. La tensione nell’aria è palpabile. Passano pure zioproto e ricambioriginali. Zioproto ci aiuta a stemperare la tensione. Un’unica voce riecheggia nella ciclofficina: quanto sono teso, quanto sono teso! Ed è vero: è un anno che aspettiamo e ora la tensione è palpabile. Si montano e rimontano bici, si lucidano, si prepara il carrello con la musica e si aspetta, si aspetta uno dei momenti più emozionanti dell’anno, finché…
Si parte! Breve carovana: la bertuccia, io, il losco e qualche altro che ha deciso di partire con noi, tutti pedalanti verso piazzale delle masse critiche e pian piano la tensione scema e sale l’entusiasmo il fomento. Al piazzale c’è già un sacco di gente, zioproto con la mamma e una serie di persone più o meno note, che la festa abbia inizio! La massa parte con calma a un orario non precisato, ci muoviamo lenti per Roma fin quando non si capisce quale sarà il nostro obbiettivo: la tangenziale Est.

L’abbiamo anche fatta lo scorso anno, ma per la ciemmona, oggi ce la giochiamo per il compleanno di cm. Sappiate che la tangenziale est di Roma è quanto di più obbrobioso possa esistere, ma fatta in bici al tramonto assume il suo fascino, se poi le persone t’applaudono anche dalle finestre inizia a diventare pura poesia. Arriviamo fino alla stazione Tiburtina in Tangenziale, poi ci dirigiamo verso Termini e la massa si dirige verso l’acrobax per il concerto dei radici nel cemento.
Sabato, 30 maggio
Oggi è il giorno, il gran giorno. Appuntamento nelle varie ciclofficine romane, poi partenza alla volta di San Paolo fuori le mura. Una compagine dalla ciclofficina, chi con la bici delle grandi occasioni, chi vestito a festa, chi addirittura con la divisa della squadra sportiva, la nostra gloriosa Lokomotiv ciclonauti. La piccola massa s’ingrossa pian piano e ci piace guardare le facce degli automobilisti che ignorano quel che sta per succedere. Un onda che cresce lenta ma inesorabile: è l’immagine che ho in testa del tragitto fino al luogo al parco Schuster in silenzio incontriamo per strada altri ciclisti e arriviamo all’appuntamento. C’è un sacco di gente, compresa la donna della mia vita, si ammazza il tempo salutando questo e quello, ridendo, scherzando.

La massa poi parte ed è titanica come solo la ciemmona può essere. L’itinerario è vago, critico e casuale, girovaghiamo per Roma, guardiamo le facce degli automobilisti, molti sorridono, pochi si incazzano, la gente dalle finestre applaude divertita. All’isola tiberina una parte della massa si stacca, anch’io, e ci dirigiamo a piazza Navona a portare un saluto a chi manifesta contro l’odioso G8 sulla sicurezza. Poi si procede verso la scuola occupata 8 marzo per la cena. Tra canti e balli passa la serata, si riparte poi in massa notturna e andiamo in giro per la città. La città di notte è più bella, ma in bicicletta lo è di più. Resto a dormire a casa del buon muriaticum.
31 maggio, Domenica
Passo in ciclofficina, monto il portapacchi su Irene, vado a casa, recupero il costume e l’asciugamano e riparto alla volta del piazzale della masse critiche passando per la SNIA. Pare che anche oggi ci sia una manifestazione sportiva di poco conto, questa volta ha anche a che fare con la bicicletta. Altra piccola massa, arriviamo per ultimi, si parte subito verso Ostia. Tragitto lungo, sotto il sole, automobilisti nervosi, poi a un certo punto arrivano i vigili urbani, forse chiamati da qualche autosauro e… bloccano le auto! Arriviamo ad Ostia, i miscredenti potrebbero pensare a un tempo inclemente, ma invece Santa Graziella ci concede una pioggia rinfrescante e tonificante proprio appena siamo arrivati. Facciamo il bagno, ci rilassiamo e dopo un po’ ci riavviamo verso casa, ci sarebbe anche la voglia di farlo in bicicletta, ma non tutti se la sentono. L’unica cosa brutta? Bisogna aspettare un altro anno per la prossima ciemmona.
Le immagini dei ciclisti sono di Random77 sotto questa licenza CC
[¹] Sì, c’ho messo un po’ per scrivere questo post… :D
La donna della mia vita
Lunedì sera in ciclofficina è passata Cecilia, la donna della mia vita. Le abbiamo trovato una bicicletta, una Bianchi bianca della sua taglia, l’abbiamo sistemata in men che non si dica, abbiamo regolato freni e oliato la catena. Ha poi preteso sulla sua bici il cavalletto, il campanello e anche la targa no oil. Il tutto è stato montato secondo copione da me ossequiante. Cirigun ha provveduto a tesserarla, e ora coi suoi cinque anni e mezzo è la ciclonauta più giovane della brigata. Mentre aspetto la sua maggiore età, anche se ancora deve iscriversi alle elementari, io mi godo ancora il bacio sulle gote che m’ha dato prima di andar via.
:D
Tutto in una notte
Mercoledì sera alle nove ho ricevuto una telefonata di uno dei commissari per la tesi di dottorato, mi ha detto:«Ti vuoi addottorare domani?» un
attimo di esitazione e ho risposto:«Sì». Ora mi sono addottorato, ma ancora non so cosa fare da grande.
Video dalla ciemmona
Venerdì sera è stato presentato il video dei radici nel cemento “La bicicletta”. Da qualche parte compare anche la vostra malaerba preferita…
Stanno arrivando

Il fine settimana più bello dell’anno sta arrivando eccovi il programma e il sito.
- mercoledì 27 maggio ciclopicnic tonificante al Pincio
- Giovedì 28 maggio > Aspettando la Ciemmona… ore 20.00 CSOA EX-SNIA, via Prenestina, 173 Porta i tuoi indumenti preferiti da stampare con disegni Critical Mass Al termine: cena, giochi e stornelli.
- Venerdì 29 maggio > 7° Compleanno di Critical Mass Roma ore 18.00, Piazza delle Masse Critiche (Piramide) Al termine: grande asta di biciclette, cena e concerto dei Radici nel Cemento presso il L.O.A. Acrobax, in via della Vasca Navale, 6 (Ponte Marconi)
- Sabato 30 maggio > Critical Mass Interplanetaria ore 15.00 partenza da ogni ciclofficina romana (mappa) ore 16:00 Giardini della Basilica di San Paolo Al termine: cena all’ex-scuola 8 marzo occupata in via dell’Impruneta 51 (Magliana)
- ore 24:00 Critical Mass Notturna, si torna in massa al centro
- Domenica 31 maggio > Massa Critica balneare, tutti a Ostia! ore 11:00 Rotta verso il mare Partenza da Piazza delle Masse Critiche (Piramide)
Ed ecco il video ufficiale della criticona spagnola.
Saremo migliaia!
Ho chiuso il mio account su facebook
Motivi presto detti: è diventato un coacervo di stronzate, perché visto che si tratta del riassunto di internet anche la maggior parte degli utenti hanno preso a usarlo come usavano prima la rete: per fare minchiate. Sono spocchioso, lo so. Ma mi sono rotto le scatole di vedere e bloccare risultati di test idioti, leggere gente che non sa nemmeno scrivere in italiano essere invitato a gruppi del tipo “quelli che si scaccolano con la mano sinistra”. Mi dispiace perdere qualche utile funzionalità, ho ricevuto inviti a eventi veramente belli tramite facebook, ma anche a minchiate del tipo: “Il grande rutto collettivo”. Ho preso un elenco dei miei contatti con cui volevo mantenere un qualche legame, gli ho mandato i miei indirizzi (email, IM, blog, twitter e simili) e gli ho detto: «Se vi va mi trovate anche qui, se proprio volete restare in contatto con me sforzatevi». Insomma invece di andare nella piazza del paese dove incontri chiunque li ho invitati in locali più piccoli e magari più snob. Il tempo che prima dedicavo a facebook cercherò di dedicarlo a questo blog. C’è anche la questione privacy & grande fratello, certo. Prima o poi, vincerò la pigrizia e trasferiro anche questo blog sui server di noblog.
Immagine di avlxyz sotto questa licenza CC
30€ l’ora
Ovvero il prezzo che uno studente ha accettato di pagarmi, senza batter ciglio, per delle ripetizioni private. Mi vengono in mente due ordini di riflessioni.
1) Uno studente universitario, se non in rarissimi e circostanziati casi, non dovrebbe prendere ripetizioni. Dovrebbe essere in grado di riuscire a superare le difficoltà di materie poco facili, dovrebbe avere metodo di studio per affrontare argomenti nuovi. Vista la facilità con cui trovo discenti e il successo che hanno soggetti privati come CEPU non è più così, il ché mette in cattiva luce il sistema scolastico. La laurea era l’alloro con cui si ornavano i poeti migliori, un onore riservato a pochi. L’aver reso l’università di massa è stato certamente un bene, l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione deve essere garantito a tutti, ma le università non devono gonfiare le statistiche dei laureati, ma (ri)diventare dure e selettive. Ora invece si premiano quelle che sfornano il maggior numero di dottori. Non è concepibile che un laureato non sappia mettere in fila un periodo ipotetico. Avere un alto numero di laureati in un paese è positivo, ma solo se questi sono di valore. Oramai esser laureati non significa più nulla. Così capita di incontrare laureati in scienze politiche che non hanno nemmeno basi di educazione civica o di assistere a lauree in scienze della comunicazione con presentazioni a dir poco pietose o anche fisici che ignorano il principio di relatività galileiana e matematici che non sanno applicare semplici processi logici ad ambiti esterni ai loro teoremi, laureati in materie scientifiche che ignorano il metodo scientifico. Non si tratta di mere ipotesi, ma di cose che ho visto o ascoltato. Non abbiamo bisogno di tutto ciò.
2) Nessuno si lamenta del fatto per i 30€ l’ora, nessuno si lamenta che l’università non metta a disposizione sufficienti mezzi – tutor, ore di lezione, ricevimenti – per permettere a chi ha difficoltà di farcela coi mezzi dell’ateneo. Tutti vogliono tasse più basse, ma nessuno si rende conto che ciò che viene tolto alla fiscalità generale viene poi sborsato a servizi privati. Preferirei essere messo nelle condizioni di fare il tutor per l’università (ossia pagato decentemente e per tempo) piuttosto che chiedere 30€ per un’ora di lezione. Non mi risulta difficile immaginare che queste persone che mi pagano senza problemi siano gli stessi che chiedono tasse più basse, perché si lamentano del loro importo. Gli stolti non si accorgono che spendono molti più soldi per pagare me, quando potrei essere pagato coi soldi della fiscalità generale se solo si accorgessero che pagando meno tasse hanno poi meno servizi e di qualità inferiore.
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Install fest in ciclofficina centrale

I ciclonauti e ninux sono lieti di presentare
CICLA
Corso d’Informatica Condivisa Libera e Autogestita
Il programma della giornata (16 maggio 2009)
Dalle 17:00
Install fest con la possibilità di provare ubuntu GNU/Linux sui computer della sala informatica della ciclofficina centrale, di provarlo sui
propri pc senza installarlo e senza toccare nulla della configurazione del proprio pc e, ovviamente installarlo con l’aiuto dei ciclonerd.
Possibilità di installare sui propri router o dispositivi di connettività una distribuzione GNU/Linux ad-hoc, a cura dei ragazzi di ninux.
Seminario incontro su storia e principi del software libero.
Durante tutta la durata dell’evento sarà servito un aperitivo.
Informazioni varie
Quanto costa ?
La partecipazione all’Install Fest è assolutamente gratuita. Bisogna
solo fare la tessera dell’associazione ciclonauti, se ancora non
tesserati.
Cosa devo portarmi ?
* Il tuo pc coi cavi e le prese elettriche
* Se avete uno dei nuovi portatilini senza lettore cd portate
anche una penna usb da almeno un GB o un hard disk esterno
* Sorrisi quanto basta
* Pazienza
* Voglia di imparare
* Voglia di divertirsi
In più
* salvare i vostri dati su un cd, un dvd, un hard disk esterno…
* deframmentate il disco rigido
* se possibile create una partizione di almeno 3GB sul vostro hard
disk per GNU/Linux, usate ad esempio Partition Magic
La prima cosa che ci si potrebbe chiedere è cosa c’entri un corso di informatica libera con una ciclofficina. Il motivo è presto detto: i principi del software libero si sposano perfettamente con quello che si fa in una ciclofficina. Condividiamo conoscenze, aiutiamo chi ancora non le possiede, cerchiamo di far raggiungere l’indipendenza e la consapevolezza nell’uso dello strumento, sia esso un computer o una bicicletta per noi non fa differenza.
In tale ottica e per una serie di circostanze fortuite si sono ritrovati in ciclofficina centrale un manipolo di hacker che, riconosciuta questa analogia, hanno deciso di condividere oltre alle conoscenze ciclistiche anche quelle informatiche. Il primo passo è stato quello di recuperare l’hardware, nello stesso modo in cui recuperiamo le biciclette: raccolte dei rifiuti ingombranti, computer dismessi da enti, istituzioni ed amici, tutto materiale che sarebbe andato in discarica e che invece è stato recuperato e rimesso in
funzione con l’uso di software libero. Abbiamo così organizzato CLIC (acronimo ricorsivo per CLIC: Laboratorio d’Informatica Cicloattiva) e ora stiamo per partire con CICLA, il nostro primo corso d’informatica libera. La nostra voglia di condividere conoscenze non poteva prescindere da questi strumenti. Cominceremo il 16 maggio con una install fest, per portare GNU/Linux su quanti più computer possibile.
Nello stesso giorno terremo anche dei seminari per spiegare i motivi e la storia della software libero. Nei giorni seguenti partiranno le lezioni di CICLA, dove i ciclohacker vi insegneranno a muovere i primi passi nel mondo del software libero, capire quali sono le differenze, quali le affinità per chi viene dal mondo dei sistemi operativi proprietari. Una serie di lezioni il cui livello andrà crescendo pian piano, ma che avranno sempre come centro l’utente meno smaliziato affinché possa raggiungere al più presto l’autosufficienza informatica.
Trovate l’evento anche su facebook
D’Alema e il PD
D’Alema dice la sua sul PD in tempi non sospetti, e aveva ragione!
Credo che non abbia lasciato quel blob informe che è il PD solo perché sapeva che altrimenti sarebbe andato incontro a morte politica.
Accade in Italia
Senza nemmeno impegnarmi oggi mi sono balzate agli occhi le notizie che vi propongo più sotto.
Al G20 Berlusconi:
A domenica in non appena si fa una battuta, più che innocente, su Berlusconi si rettifica e si incensa:
Il ministro della difesa spara cazzate sul 25 aprile.
Mi chiedo che razza di paese sia diventato il nostro. A chi è stato permesso di raggiungere le cariche più alte dello stato, non solo opponendosi in maniera blanda, ma dando questi individui anche la patente di statista. La storia giudicherà duramente la classe politica di questi anni, ma credo che il giudizio più duro sarà per chi ha lasciato che tutto questo accadesse.
Le vignette di Vauro
Io non riesco a capire cosa ci sia di offensivo o scandaloso. Anzi come al solito le trovo di un’intelligenza fuori dal comune.
Punti di vista
Sfogliando i giornali di oggi e guardando quelli online (anche se per me non fa molta differenza) la politica e molti giornali parlavano della trasmissione di Santoro che si addirittura osato criticare i soccorsi perché lenti e poco coordinati (1,2,3). In rete lo hanno fatto diversi. Non ho visto la puntata incriminata, ma non ci troverei nulla di male. Anzi evidenziare i difetti della macchina dei soccorsi mi sembrerebbe il compito naturale del giornalismo, invece che incensare il governo di turno come fa da anni la maggior parte della stampa italica nelle mani di pochi potentati.
In rete, in particolar modo sul social network più in voga del momento moltissimi hanno fatto rimbalzare questo video, e si sono indignati del comportamento del principale telegiornale nazionale, dicendo che i veri sciacalli erano quelli che in una tragedia di queste dimensioni si compiacevano dei dati auditel, ma né la stampa, né la politica ne hanno parlato. Lascio a voi le riflessioni sul fascismo strisciante che pervade questo paese, dove non appena ci si permette di criticare o disturbare il manovratore si trovano invasati che accusano di comportamento antipatriottico. Ad esempio questi ultras.

Precursore sismico: due parole
In queste ora successive al terremoto in Abruzzo molti stanno rilanciando questi articoli sensazionalistici (1,2) sull’invenzione di Giampaolo Giuliani, il precursore sismico, che dovrebbe prevedere i terremoti. A una lettura non superficiale dell’articolo si capisce che l’invenzione non prevede assolutamente nulla, ma il senso che ne traggono molti, forse perché dotati di poche conoscenze scientifiche o , è esattamente il contrario. Sembrerebbe che ci troviamo davanti a un caso di povero genio incompreso, una cassandra inascoltata, a una tragedia prevedibile. Non è così. Repubblica qui scrive:
Nei giorni scorsi lo strumento da lui creato aveva rilevato la presenza massiccia di precursori dei terremoti nella zona di Sulmona, attraverso i livelli di radon liberati dalla terra. Poi il sisma non era avvenuto e lui era stato denunciato per procurato allarme. Ma le sue previsioni, evidentemente, non erano errate, ma soltanto anticipate.
Iniziamo col dire che una previsione anticipata è una previsione errata. Se dico che oggi piove e poi il temporale arriva dopodomani ho sbagliato e basta. Per di più la zona interessata sarebbe dovuta essere Sulmona e non L’Aquila. Come dire: piove oggi a Roma e invece piove dopodomani a Napoli. Si tratta di previsione errata. Basta. Per di più, senza nemmeno impegnarmi troppo ho trovato questa intervista a Giuliani in cui lui stesso afferma:
il territorio di L’Aquila è interessato ogni anno nello stesso periodo da uno sciame sismico, non intenso e, per questo, in genere non percepito dalla popolazione. Quest’anno questo sciame sismico è stato più intenso e con delle scosse più forti, che sono state rilevate dalla popolazione. Lo sciame non è un fenomeno preparatorio ad un evento sismico più rilevante, né ha correlazione con grandi piogge o nevicate, come ho sentito dire da molti. E’ un fenomeno normale per una zona come quella di L’Aquila. [...]
Mi sento di poter tranquillizzare i miei concittadini, (de L’Aquila, NDR) in quanto lo sciame sismico andrà scemando con la fine di marzo.
Grassetto mio. Ossia la stessa persona diceva pochi giorni prima che non ci sarebbe stato un terremoto a L’Aquila. Aggiungo pure che non sono nemmeno d’accordo con tutto ciò che dice, ma è inessenziale. In ogni caso tornando all’esempio meteorologico è come se avesse detto: piove a Roma oggi, di certo a Napoli ci sarà il sole domani e si verificasse il contrario. A leggere il Corriere della Sera poi pare che abbia davvero procurato allarme a Sulmona grazie alla sua previsione errata. Insomma tanto rumore per nulla e nel frattempo su facebook nascono gruppi in sostegno di questa persona.
La mia opinione in questione è abbastanza semplice: il ricercatore in questione, in forza all’INFN (istituto nazionale di fisica nucleare) studia il radon, un gas tossico emesso radioattivamente da rocce come il tufo un gas radioattivo contenuto in rocce come il tufo. Il ragionamento che fa: il radon viene liberato prima di un terremoto perché le rocce in profondità vengono lesionate, ha un suo senso, al ché mette in piede dei rivelatori e fa delle previsioni che si sono almeno ampiamente migliorabili, in ogni caso al momento sbagliate e inutili. Nel migliore dei casi il nostro fisico nucleare non un geofisico, (come dire: vi fidereste della analisi al cuore da parte di un ortopedico?)tecnico non laureato all’Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di Torino e non un fisico nucleare e collabora ai Laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Istituto nazionale di fisica nucleare, dovrebbe migliorare molto la sua creatura. Per ora cerca solo un modo per alleggerire le accuse nei suoi confronti. Di certo il fenomeno non era prevedibile e nemmeno lui lo ha previsto, anzi ha addirittura detto che non ci sarebbe stato terremoto a L’Aquila.
Ovvero il web 3.0, o anche internet riassunta. Partirò con un veloce riassunto della storia delle comunicazioni del web, che ricordo benino pur non avendole vissute massicciamente in prima persona. All’avvento del web nelle case, grossomodo nei primi anni ‘90, internet e il web sembravano la grande prateria sconfinata dove tutti avrebbero potuto vagare liberi, ognuno avrebbe potuto creare il proprio spazio per comunicare col mondo, in proprio sito web (non un blog, quelli erano ancora lontani come concetto) su cui mettere i propri pensieri e le proprie idee. C’erano poi tutta una serie di altri servizi: le chat, la posta elettronica, i forum, le newsletter. Tutte cose che su cui girava prevalentemente del testo, per limiti intrinseci: anche i modem a 56kbps erano merce rara e costosa. Ben presto però l’idea che ognuno si sarebbe creato il proprio spazio, il proprio sito web naufragò, per difficoltà tecniche da parte degli utenti, non era esattamente banale creare un sito se non ben fatto almeno decente, né molti ne sentivano la necessità. Anche l’immensa prateria in cui tutti sembrava che potessero scorrazzare divenne ben presto un piccolo prato, almeno per la maggior parte dei navigatori che si limitavano a girare su non molti e soliti siti. Anche il concetto che le idee potessero essere più importanti del pulpito o di chi le esprimesse cadde velocemente: anche su internet valevano le stesse regole che valevano nel mondo della comunicazione tradizionale e certo si poteva metter su, ad esempio, un sito di informazione in proprio, solo che poi i navigatori andavano comunque a cercare le notizie su i media tradizionali che si erano trasferiti sulla rete. Poi fu l’avvento del cosiddetto web 2.0, dei feed reader, dei blog, dei contenuti fatti dagli utenti, i social network. Sembrava, e per certi versi era, una ventata di aria fresca: i nuovi strumenti permettevano con maggiore facilità a tutti di pubblicare le loro idee o opere in senso lato, e di condividerle con un gran numero di persone, tutto il web o solo una ristretta cerchia di persone. Nulla di straordinario, nulla che se non si potesse fare già col web 1.0, quello degli inizi, ma servono molte meno competenze tecniche e si può condividere un genere molto più vasto di contenuti. Nascono piattaforme specializzate per ogni tipo di contenuti: link, foto, video, musica, libri, i blog. E mille variazioni sul tema, dove, sembrerà strano sono davvero i dettagli a fare la differenza. Un’idea che potrebbe sembrare ininfluente può rendere il servizio formidabile: si pensi a twitter a ai suoi stringati messaggi. Ovviamente c’è l’inghippo: la grande prateria già prima era diventata un prato, così si restringe ulteriormente. Un praticello, un aiuola. Pochi grandi attori si spartiscono il traffico e gli utenti di internet, anche i blog che sembravano poter far nascere una nuova generazione di giornalismo, un modo diverso di concepire le informazioni in effetti non sono questa cosa rivoluzionaria: un comune mortale difficilmente potrà essere in giro a raccogliere notizie come le redazioni dei vecchi grandi quotidiani. Anche in questo caso i vecchi dinosauri sopravvivono, s’incarnano nel nuovo strumento, o meglio nella nuova faccia dello strumento.
E siamo alla fase tre, anche se forse è prematuro chiamarla così. Pensate a facebook e ritroverete lo stesso identico identico passaggio che c’è stato da 1.0 a 2.0: stesse identiche possibilità che si avevano col 2.0, stessi servizi, ma meno competenze tecniche necessarie per fare il tutto, la maggior parte de i miei contatti su facebook non sa cos’è un feed, non sarebbe in grado di aprire un blog, non conosce flickr, usa youtube solo perché assomiglia molto alla tv, ignora servizi di social bookmarking e mille altre cose. Per di più si romperebbe terribilmente di seguire via feed mille cose diverse e mille feed per ogni contatto. Facebbok ha tutte queste possibilità dentro di sé, scientemente le incorpora: gli status sono uguali a twitter, la possibilità di segnalare link è social bookmarking, le foto ricopiano flickr, i video youtube, le note sono un blog, e se già si usavano questi servizi su altre piattaforme 2.0 è possibile importarle direttamente dentro facebook. Insomma facebook ha successo perché è il riassunto di internet, perché permette in maniera facile a chi non ha grandi competenze tecniche di poter fare quello che si faceva col web 2.0 e a chi invece era avvezzo a quel mondo di importare le proprie cose (qualcuno lo chiama life streaming) comodamente dentro facebook. L’inghippo? Consegnare i propri dati personali a un solo attore e la grande prateria che ormai si è ridotta a un vaso da fiori. D’altro canto che tutta questa libertà venisse sprecata, che tutte queste immense potenzialità finissero buttate via dalla maggior parte delle persone era prevedibile, così come la televisione viene utilizzata per fruire di amici e altri sciocchi programmi perché mai un maggior senso critico si sarebbe dovuto sviluppare con un altro strumento? Eppure c’avevo sperato.
Prima immagine di Franco Folini sotto questa licenza CC
Seconda immagine di Roby Ferrari sotto questa licenza CC







