Ubuntu Karmic e webcam Trust WB-1400T
Questa webcam non finisce di dare problemi sotto ubuntu, ma nulla di paragonabile all’ultima volta. In questo caso il problema è dovuto al fatto che va gestita con v4|1 invece che con v4|2. È spiegato meglio qui. Per far partire il vostro “programma preferito” con la versione giusto potete dare da terminale il seguente comando
LD_PRELOAD=/usr/lib/libv4l/v4l1compat.so programma-preferito
Usare il terminale ogni volta che dovete lanciare un programma per usare la webcam risulta scomodo, potete risolvere così:
create un file di testo contenente il comando precedente, ad esempio con
nano programma-preferito-work.around
spostatelo nella directory /usr/bin con
sudo mv programma-preferito-work.around
dategli i permessi di esecuzione con
sudo chmod +x programma-preferito-work.around
Spero sia inutile sottolineare che invece di “programma-preferito” dovete scrivere il nome del programma che volete utilizzare. Le istruzioni d’ora in avanti sono valide solo per GNOME, per altri ambienti dovrebbero essere simili. A questo punto se avete un lanciatore nel pannello delle applicazioni cliccateci sopra col tasto destro, selezionate “Proprietà” e nella riga comando sostituite il testo con programma-preferito-work.around. Per sistemare la cosa anche nel menù principale andate in Sistema->Preferenze->Menù principale, selezionate il vostro programma, scegliete Proprietà nella colonna di destra e un’altra volta sostituite il comando con programma-preferito-work.around. Ho usato questa tecnica con successo per Skype, Empathy e Cheese. Graditi come al solito, correzioni, suggerimenti, miglioramenti a questa guida e anche ringraziamenti. Se ne traete ispirazione per una vostra guida citatemi e linkatemi, non chiedo altro.
Aggiornamento – Suggerimento di Zioproto
Il caro vecchio Zioproto suggerisce di usare degli alias al posto dei file di testo nella /usr/bin . Il vantaggio ulteriore è quello di non aver bisogno di modificare le voci dei menù, lo svantaggio che non potreste richiamare i vostri programmi preferiti senza il PRELOAD (ma perché dovreste farlo?). In ogni modo ecco il suggerimento di Zioproto:
aprite con un editor di testo il file ~/.bashrc
nano ~/.bashrc
aggiungete questa riga per ognuno dei vostri programmi preferiti
alias programma-preferito ='LD_PRELOAD=/usr/lib/libv4l/v4l1compat.so programma-preferito'
Fine. In effetti è molto più elegante come soluzione.
Ultimo giorno di scuola
Oggi è stato l’ultimo giorno di scuola, da gennaio non dovrei essere più supplente, non nella stessa scuola per lo meno. Le mie alunne di prima l’hanno saputo e pare ci siano rimaste un po’ male. Senza falsa modestia sono un buon insegnante, spiego bene e difficilmente ci sia annoia durante una mia lezione, ma non voglio perdere tempo a lodarmi. Le mie (adorate) alunne di prima lo hanno saputo dicevo, due già ieri mi hanno chiesto l’autografo, oggi un po’ tutta la classe. A voi hanno mai chiesto l’autografo? Già questo mi ha messo di buon umore, ma non è finita. Adesso sto come un imbecille, con un sorriso ebete stampato in faccia e quasi con le lacrime agli occhi a rimirarmi il bigliettino di auguri autoprodotto che (manco a farlo apposta) le mie alunne preferite hanno confezionato apposta per me. La rockettara e la dark hanno firmato aggiungendo anche un delizioso teschio in fondo alla firma, le altre hanno optato per colori glitter. Mi hanno scritto:«Ti auguriamo con tutto il cuore un Buon Natale.» A questo punto lo sarà di certo.
Notizie dal pianeta scuola
Complessivamente insegnare mi sta piacendo e pure molto, qualche soddisfazione, qualche sfizio e tanti rapporti umani.
Il primo giorno di scuola mi sono ritrovato a dover intrattenere gli alunni il pomeriggio, ho messo la bici sul tavolo e gli ho spiegato la fisica della bicicletta, effetto giroscopico, attriti, rapporti e così via. Come al solito si sono divertiti da matti, come al solito io mi sono divertito più di loro.
Bella preessooo’.
In particolare adoro la prima media. In classe ho una dark. Di undici anni. Pure brava a scuola, la sua compagna di banco è invece rockettara. Visto che viene addobbata di teschi a più non posso un giorno le ho chiesto: «C. ma è tua madre che ti veste così?» Lei: «Seee, preessoo’, se era per mia madre stavo ancora vestita con le coccinelle!»
Mentre spiegavo il sistema solare un ragazzo mi chiede: «Dov’è il paradiso?» «Il paradiso non esiste.»
«Preeesso’, ha visto ieri sera quel programma…» «Non ho la tv» «Ma che davero? Figata…»
Ho fatto un compito in classe e mi sono tolto lo sfizio di mettere questo problema tra gli esercizi proposti.
una sola ragazzina è riuscita a risolverlo.
Il compito era molto difficile, ma la ragazzina di cui sopra l’ha fatto alla perfezione. Gonfio d’orgoglio l’ho portato a far vedere a tutti i professori. Poi ho incrociato la ragazzina mentre stava per uscire di scuola. La chiamo: «B. non dovrei dirtelo, ma il compito in classe non è andato bene… (faccino triste) è andato benissimo, hai preso dieci!» Ha iniziato a correre e saltare come una matta. Io ho avuto un sorriso ebete stampato in faccia per una settimana, non avrei mai immaginato che la cosa mi avrebbe dato così tanta soddisfazione. Trasmettere conoscenza, vedere qualcuno che cresce culturalmente grazie a quel che tu gli insegni dà soddisfazioni che difficilmente riuscirò a descrivere qui. Vi ripeto solo che sono stato con un sorriso ebete stampato in faccia per una settimana.
Sono rimasto sorpreso dell’età avanzata che hanno i genitori dei miei alunni, spesso cinquantenni. Tenete presente che loro hanno tra gli undici e i tredici anni. C’è qualcosa che non va in questo paese.
Qualche giorno fa sono rimasto a scuola, gratis, un’ora in più per parlare con la prima di effetto serra e gas climalteranti, risparmio energetico e decrescita economica. Molto divertente e poi certe vanno capite già da piccoli.
Quando a G. non esce un esercizio nel compito in classe ha l’abitudine di scrivere: “sbagliata scusa”. Il fatto che mi chieda scusa mi fa impazzire. L’ultima volta mi ha scritto: “Professore, il problema 2 non lo so fare, il 3 e il 4 nemmeno. I problemi non li so fare. Posso venire alla lavagna per un ripasso? Firmato G.G.”
La didattica della matematica andrebbe ripensata da cima a fondo. Ho scoperto parlando con la psicoterapeuta di una mia alunna che il grosso delle competenze matematiche si acquisisce fino ai dieci anni. Significa che se per caso a qualche ragazzino capita un maestro incompetente non riuscirà più a recuperare. Sembra eccessivo, ma sarebbe il caso di far insegnare la matematica ai matematici già dalle elementari. Lo stesso potrebbe valere per altre materie e non tanto per il livello di preparazione richiesto, ma perché forse così sparirebbero certi errori di impostazione gravi che ho riscontrato in tanti ragazzini.
In effetti il contatto con le persone è sempre meglio delle nanostrutture spintroniche, dei bussiness plan e di qualunque altra stronzata lavorativa.
Brazil
Vi riporto il testo di una chat di ieri tra me e il buon natrium che al momento dovrebbe essere in Brasile per lavoro.
malaerba: ‘o brasiliano
malaerba: stai in maglietta a maniche corte a guardare le pacche di scosciate ragazze sulla spiaggia?
natrium: ahahahah, sto in ufficio, aria condizionata, ma al sole si schiatta
malaerba: e va be’, ci deve essere per forza una spiaggia, anche in ufficio, il Brasile è così: spiagge ovunque, belle pacche pure
natrium: hai ragione, ora vado a cercare, ma io sto in una specie di gigantesca San Giovanni a Teduccio
malaerba: il Brasile è famoso per quello: pacche al sole e spiagge
natrium: ovvio, la letteratura parla chiaro
malaerba: dove sei? San Paolo?
malaerba: pare abbiano anche una squadra di calcio niente male, ma nulla di più
natrium: dice che ci piace il pallone a questi, ma si sa che invece Maradona è meglio di Pelé
malaerba: chi è questo Pelé?
natrium: non lo so, uno di una canzone famosa
malaerba: però così si cantava allo stadio
natrium: forse serviva per far rima con “pe ll’ave’”
malaerba: mi sa di sì
natrium: potevano chiamarlo Geggé
malaerba: sì, era meglio
malaerba: oggi ho fatto un’ora in più a scuola, gratis, per parlare di effetto serra e simili alle mie adorate bambine di prima
malaerba: (mi fanno squacquariare)
natrium: ahahah
natrium: buffoncello
natrium: strano, in ufficio non indossano il tanga
malaerba: cosa?
malaerba: davvero!?
malaerba: secondo me non sono brasiliane
natrium: già, devo chiedere spiegazioni, forse sono capitato in una stanza di stranieri
malaerba: mi sa di sì
malaerba: sicuro
malaerba: nessuno balla la samba?
natrium: no, è la prova che cercavamo
malaerba: allora sono tutti stranieri
malaerba: e certo!
malaerba: si sa
natrium: ovvio
malaerba: in Brasile tutti ballano la samba per strada
natrium: anche in ufficio?
malaerba: sì, di certo!
natrium: per strada ancora non ho visto, niente, nemmeno un passo di samba
malaerba: mmm, ho i miei dubbi che tu sia in Brasile, al massimo sarai in un quartiere per stranieri
natrium: mi sa che hanno dirottato l’aereo
malaerba: probabile, se non vanno in tanga, non ballano la samba, non stanno scosciate, allora non può essere il Brasile
natrium: oppure sto in Belgio, forse in Portogallo, che la lingua è la stessa
malaerba: no, non mi aspettavo da te un errore così: non può essere il Portogallo, lì ora è inverno
natrium: sara’ la stanchezza del viaggio
malaerba: sarà, che so, la Guinea bissau
natrium: allora dove sono? sull’Isola di Pasqua?
malaerba: ecco!
natrium: mumble
malaerba: giusto!
natrium: sì
natrium: dopo vado a cercare i moai
natrium: di sicuro ne avranno uno in cortile
malaerba: li avranno mascherati da ballerine di samba
natrium: aaaa, infami, illudermi così!
malaerba: ma te ne accorgerai perché non muovono il culo
natrium: però hanno il culo di pietra come le brasiliane
malaerba: è lì che ti fregano!
natrium: già
natrium: io mi eccito all’idea
natrium: e non faccio caso ai particolari
malaerba: tu ti ecciti e basta!
natrium: e mi trovo a farmi le seghe pensando ad un sasso sfaccettato
malaerba: va be’, stasera fatti un giro
natrium: se reggo
natrium: io mi vado a fumare una sigartta
natrium: la zona fumatori è a un chilometro da qui
malaerba: beh, se incontri qualcosa che non sia un moai reggi eccome
natrium: all’aperto ci sono i divieti…
malaerba: allora non può essere il Brasile
natrium: già
malaerba: è la Svizzera con l’aria condizionata al massimo
malaerba: abbiamo svelato l’arcano
natrium: ecco cosa
natrium: sì sì
natrium: chiaro: Svizzera climatizzata
malaerba: ti hanno fatto girare in tondo per ore
natrium: oppure una ricostruzione pezzotta del Brasile, fatta in Cina e messa in Svizzera
natrium: io vado a fumare all’ombra, che al sole non ci si sta
natrium: questa è la cosa bella della Svizzera, per il resto meglio il Brasile
Immagine di Rickydavid sotto questa licenza CC
Considerazioni spicciole sui social network che uso
In particolare su twitter, identi.ca e friendfeed, ossia quelli che sto usando maggiormente. Parto dai primi due, praticamente gemelli, ma frequentati da persone diverse. Ambedue sono piattaforme di microblogging limitate agli ormai canonici centoquaranta caratteri; il primo è ormai arrivato, in Italia, all’attenzione del grande pubblico dopo essere stato per molto tempo una cosa da geek e adetti ai lavori; il secondo è una copia quasi perfetta del primo, ma basato su software libero e per questo attira principalemente nerd come il sottoscritto. Li tengo sincronizzati perché utilizzo lo stesso client, gwibber, per scrivere su entrambi. Gente diversa ne fa due posti diversi. Su ambedue periodicamente aggiungo contatti a caso, nella speranza di trovare persone interessanti, sempre periodicamente casso tutti quelli che interessanti non mi sembrano. twitter è frequentato da un’umanità varia e spesso interessante. Da quasi un paio d’anni lo uso con piacere, ho conosciuto persone interessanti, la maggior parte solo virtualmente, altre volte anche realmente: sono nate piacevoli amicizie e anche una storia d’amore. Ho aggiunto anche persone che conosco nella vita reale, ma sono in netta minoranza. Il grosso dell’utenza storica è ormai passato su friendfeed (per fortuna).
Identi.ca, come dicevo prima è un posto da nerd e lo uso per avere notizie sul software libero, anche in questo caso ho conosciuto una persona nella vita di tutti i giorni, dottorblaster, che si è presentato all’install fest che abbiamo fatto in ciclofficina centrale.
friendfeed, che sto frequentando da poco, mi sembra invece il facebook dei geek, difficilmente ho trovato qualcosa di interessante su questo social network. Il lato peggiore è che la maggior parte delle blogstar si sono ormai trasferite qui e per lo stesso meccanismo di funzionamento di friendfeed le loro notizie sono quelle che compaiono più spesso. Parecchie le ho bloccate, ma non mi trovo un granché bene su questa piattaforma, rimando ulteriori giudizi a quando avrò maggior confidenza con questo strumento.
Altri social network sui quali ho anche un account invece li trascuro completamente, mi annoio a caricare libri su Anobii o le mie foto su flickr.
P.S. Confermo che c’è una cosa che mi manca di facebook: gli eventi, si beccavano cose veramente interessanti!
Ancora cocaina
Vado dicendo da tempo che la legge che porta il nome dell’attuale e acclamato anche a sinistra presidente della camera è dannosa (vedi qui e qui), i dati che arrivano non fanno che confermare.
Riassunto delle puntate precedenti
Un bel po’ che non scrivo, riprendo facendo una breve sintesi di quel che è successo negli ultimi tempi.
Sono arrivato a Roma a metà settembre con 50 € sul conto in banca e 700 € d’affitto da pagare: la speranza che mi arrivassero per l’estate i soldi dei corsi di recupero fatti a luglio si è rivelata, per l’appunto, una speranza. Mi rimbocco le maniche e comincio a mandar curriculum in giro, anche ad annunci ridicoli scritto in una qualche lingua come questa e inizio a cercar gente per un po’ di ripetizioni, al solito prezzo e con le solite idee in testa. In poco tempo recupero un po’ di studenti. Il primo che riesco a recuperare è un fighettolio di buona famiglia, casa in una delle zone più chic di Roma. Mi hanno chiamato i genitori, persone anche simpatiche. In breve il pupillo di famiglia ha problemi (poverino!), si è iscritto al primo anno di ingegneria e i suoi vogliono mettergli dietro un precettore per dargli una mano in matematica. Le prime lezioni vanno benino, mi chiede anche di passare da due a tre lezioni settimanali. Si direbbe soddisfatto delle mie lezioni. Finché alla quarta o quinta lezione scatta la prima sgridata. La sua reazione non mi è piaciuta: inizia ad autocommiserarsi e a giustificarsi. Poco male, capirà col tempo che ho ragione. Solo che due giorni dopo ricevo la telefonata del padre che, imbarazzato, mi dice che “si è rotto il feeling tra voi due e C. non vuol più continuare le lezioni”. Chiudo la telefonata facendo notare al genitore mortificato che asseconda troppo il figlio e con un vivo senso antiborghese che mi spingerebbe ad andare a rigare tutte le auto nella chiccissima zona di Roma dove abita il fighetto¹.
Pochi giorni dopo invece mi trovo a viaggiare in treno e a un certo punto del viaggio si siedono al mio fianco due ragazze che alla prima impressione, per come parlano e soprattutto per quello di cui parlano non sembrano certo delle raffinate intellettuali. Dopo un po’ però capisco che si tratta di studentesse universitarie. Ora, sia ben chiaro che la categoria è sempre stata affollata da frotte di imbecilli, ma certa gente non meriterebbe nemmeno il diploma. Rimando ulteriori considerazioni a dopo il prossimo aneddoto.
Immagine di Alessio85 sotto questa licenza CC
Mi hanno chiamato per una supplenza in una scuola media di Roma, una prima e una terza, immigrati o figli di immigrati superiori al 50% in ambedue le classi. Insegnare in una scuola media non sarà il massimo dal punto di vista scientifico per chi come me è un fisico teorico e un matematico, ma dal punto di vista umano dà soddisfazioni indescrivibili. C’è un però. Fino a poco tempo fa avevo insegnato solo all’università come tutor. La cosa non è il massimo dal punto di vista scientifico, ma per lo meno non bisogna farsi troppi problemi nello spiegare: si suppone che gli studenti siano sufficientemente preparati per capire più o meno tutto ciò che gli si spiega, anche se sono ingegneri². Alle medie e alle superiori non è così, bisogna rapportarsi con le ridotte conoscenze degli studenti, ma il problema non è questo: è l’assoluta mancanza di preparazione che si vede nella scuola, nell’incapacità di astrazione che hanno troppi studenti. La prima cosa che mi verrebbe voglia di invocare è maggior durezza, ma non so dire se si tratta della giusta soluzione. Può darsi che anch’io abbia una percezione sbagliata di quella che dovrebbe essere la preparazione media. Di certo ho capito il perché all’università mi si presentano davanti delle capre di quel genere.
[¹] Coglione, se non ci sei ancora arrivato è una battuta. :p
[²] Se vieni a leggere qui vuol dire che sei veramente un ingegnere³.
[³]Vedi nota ¹.
Ti conosco
Ti conosco da quando ho cominciato a fare qualcosa, a impegnarmi, come dico con autoironia, da quando cerco di cambiare il mondo. Hai sempre i soliti modi, dici sempre le solite cose e le dicevi alla stessa maniera anche a chi c’era prima di me. Ti metti lì, sulla sponda del fiume e non ti butti nella mischia, ti fai bello con le tue teorie e le tua parole, sempre pronto a contestare o a criticare tutto e tutti tranne te stesso, ma le mani non te le sporchi mai, mai che ti metti al lavoro. Oppure l’hai fatto, ma te ne sei andato in aperta polemica, o senza farne nessuna perché non è nel tuo stile, perché idee, persone e prassi non ti piacevano più. O sotto sotto solo perché non si faceva come dicevi tu. Ogni cosa che vedi si poteva fare meglio, si sarebbe potuta fare in quell’altra maniera, quella che è stata scelta non era l’ideale, ne esiste una migliore, la tua, che tu avresti fatto in tal altro modo. O se ti fanno notare che si è fatto come dici tu di certo modi, tempi o persone sono stati sbagliati. Ti attacchi agli slogan e contesti quelli dimenticando che si tratta, appunto, di slogan e che in quel caso conta la velocità del mio messaggio. Poi quando ti spiegano quel che c’è dietro o è già stato superato o si tratta di quel che vai dicendo tu da anni, ma non fate questo o quello per la loro realizzazione. O dici che sono solo belle parole. Riesci anche ad avere il tuo seguito, perché ad affabulare così ci vuol poco. Certo, esprimi le tue legittime critiche, certo che il diritto di parola non te lo leva nessuno, certo che come libero cittadino nessuno ti impedisce di render pubbliche le tue posizioni, ma francamente a vederti sempre blaterare, a vederti sempre contestare per il solo piacere di prenderti la ragione- sei bravo con le parole – a non vederti mai alzare un dito foss’anche per organizzare un torneo di briscola aziendale hai stancato. Ricorda che solo chi non fa non sbaglia.
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Immagine di ciclocuoco sotto questa licenza CC
Retorica piatriottarda
Clicca sulle immagini per ingrandire.
Oggi c’è stato un attentato a Kabul nel quale sono rimasti coinvolti diversi militari italiani, sei dei queli purtroppo non ce l’hanno fatta. Poveri cristi, magari ci credevano veramente che stavano portando democrazia. La cosa che mi fa ribrezzo però è la retorica patriottarda dei giornali italiani che nell’annunciare la notizia dimenticano (dimenticano?) di inserire nei titoli anche il numero di morti afghani. In un solo qualche caso il numero compare nei sottotitoli. Anche a Nasiriya successe grossomodo la stessa cosa: circa cinquanta morti, ma si parlò e si ricordano solo i venticinque italiani. Morti di serie B per i redattori verrebbe da pensare. Morti di serie B pure per larga parte dell’opinione pubblica, visto che nessuno ne parla e che ormai questo paese è imbevuto di una retorica nazionalistica che sfiora il ridicolo: si difende la nazionalità di macchine, patate e zucchine mentre non si ha più compassione dei morti.
Magliana resiste
Qui video che wordpress non mi fa incorporare nel post.
Fate circolare e mandate eventuali adesioni.
Libertà per la compagna e i compagni arrestati!
Non abbiamo nulla da nascondere
Noi non paghiamo il pizzo, noi lottiamo!
.
Lunedi 14 settembre 5 compagni di lotta dell’8 Marzo occupata di Magliana
sono stati prelevati dai carabinieri in modo coatto alle ore 4.40 di
mattina e portati a Regina Coeli e a Rebibbia.
Le forze del dis-ordine si sono introdotti con la forza nell’edificio della
ex-scuola che ospita tutti noi: famiglie di sfrattati, precari,
disoccupati; ci hanno costretto a rifugiarci sul tetto per difendere il
nostro spazio.
Ci hanno detto che era solo una perquisizione, ma il modo di agire era
quello di uno sgombero ben organizzato. Non ci sono riusciti e per
ritorsione hanno portato via 5 occupanti. Hanno sfondato le porte della
varie stanze spaventando anche i bambini che sono stati perfino costretti a
saltare il primo giorno di scuola.
Proseguono così il gioco e gli interessi dei consiglieri del Pdl come Luca
Gramazio, Augusto Santori, Luca Malcotti e dei palazzinari romani, in
primis Gaetano Caltagirone e Domenico Bonifici che usano l’arma della
diffamazione mezzo stampa, attraverso “Il Messaggero” e “Il Tempo”
per colpire al fianco un movimento che fa paura a questa classe politica
incapace di risolvere problemi come la casa, il lavoro, la precarietà, il
reddito, e che teme che queste questioni mobilitino lotte generalizzate.
Non abbiamo nulla da nascondere.
Le diffamazioni diffuse da sedicenti giornalisti, che qui non sono mai
venuti a fare un’inchiesta, non ci hanno fatto recedere dalla nostra lotta
perché questa nasce dalla necessità di abitare in una casa e dal
desiderio di un diverso convivere, di riprenderci la vita e non
sopravvivere.
Per questo, in questi due anni di occupazione, abbiamo recuperato uno
spazio pubblico abbandonato al degrado da ben 30 anni, riaprendolo a tutto
il quartiere. E’ così che ci siamo guadagnati la solidarietà degli
abitanti, molti dei quali, oggi sotto sfratto, si sono conquistati, anni fa
e con la lotta, la loro casa.
Gabriele, Francesca, Simone, Sandro e Sandrone devono essere immediatamente
rimessi in libertà, perché l’unica colpa che hanno è quella di essere
lavoratori precari e non potersi permettere di acquistare una casa.
In particolare chiediamo con forza la liberazione di Sandrone, attualmente
recluso presso il centro clinico di Regina Coeli che proprio ieri e’ stato
medicato d’urgenza. Affetto da un tumore per il quale e’ in attesa di un
terzo intervento chirurgico al San Camillo, dovrebbe ricevere a breve
notizie sulla data dell’operazione ma il sequestro del suo cellulare ne
rende difficile, se non impossibile, la reperibilità.
Questi 5 compagni rischiano di dover passare ancora dei giorni privati
della loro libertà personale per un’inchiesta costruita senza nessun
fondamento concreto, tanto che le accuse più gravi sono già cadute così
come cadranno tutte le altre!
GIOVEDÌ 17 ALLE ORE 17.30 A PIAZZA DE ANDRÈ : ASSEMBLEA CITTADINA
VENERDÌ 18 ALLE ORE 17.30 A VIA DELL’IMPRUNETA 51:
CORTEO CITTADINO A MAGLIANA
Per adesioni:
occupa @ inventati.org
Di lessico, cucina e pubblicità

Odio certe invenzioni lessicali come “insalatone” e “verdurine”. Anche il correttore ortografico non le segnala tra le parole italiane. Invenzioni nate spesso con la pubblicità, per giustificare l’alto prezzo di un insulso piatto di erbacce fintamente raffinate e pagate a peso d’oro, magari chiuse in una confezione che fa tanto chic per ragazzine tristi, e non solo) che pensano più alla dieta che a vivere. Le verdurine, magari tagliate sottili sottili, che sembrerebbero essere garanzia di leggerezza, soprattutto se comprate in qualche pratica monoporzione precotte e preconfezionate, ma soprattutto ben pubblicizzate e pagate profumatamente. Società dell’effimero la nostra che alleggerisce anche quel che leggero già è e rende più sostanzioso ciò che tale non sarà mai. Continuo a preferire un’insalata, per contorno e senza diminutivi o accrescitivi e una ricca parmigiana, con le melanzane fritte dopo essere state passate nell’uovo. Tocca specificare perché ho scoperto, con orrore, che la tendenza dietetica ha contagiato anche l’adorato piatto e c’è chi propina per parmigiana, sempre per amor di leggerezza e spregio della buona tavola, anche una sua versione con le melanzane grigliate. Altra vittima illustre: lo yogurt, che ormai esiste anche in versione light! Avete mai sentito qualcuno che si è abboffato o anche solo saziato di yogurt? Avete mai sentito la frase: «Come sono appesantito, ho mangiato uno yogurt e adesso ho una sonnolenza addosso!» oppure «Ieri sera ho fatto una mangiata proprio soddisfacente: ben due yogurt!» o ancora: «Sto ingrassando: il medico mi dice che mangio troppi yogurt.» Proporrei un campo di rieducazione alimentare a coloro che propinano schifezze di tal guisa. Il problema vero resta che troppi si lasciano abbindolare da parole nuove inventate solo per vendere qualcosa. Spegnete la televisione, evitate le pubblicità in rete e riaccendete il cervello. Per piacere.
Immagine di funadium sotto questa licenza CC
Eliminare le pubblicità con firefox (2)
Uno dei primi articoli di questo blog riguardava il modo per eliminare le pubblicità dal web con firefox. Ormai non seguo più nemmeno io quell’articolo e adotto un’altra tattica.
Passo 0
Se non lo avete ancora fatto installate firefox sul vostro pc, da qui per esempio.
Passo 1
Bisogna usare un’estensione per eliminare la pubblicità, si chiama Adblock plus e penserà quasi a tutto lei. Le estensioni di firefox sono dei piccoli programmi che aggiungono a firefox funzioni più o meno utili, navigando su questo sito ne troverete per tutti i gusti e necessità. Potete gestire le vostre estensioni dal menù Strumenti-> Componenti aggiuntivi->Estensioni. Da questo link potrete scaricare e installare direttamente Adblock plus. Vi verrà chiesto di confermare che volete installare questo software, accettate senza remore poi riavviate firefox come richiesto.


Al riavvio vi verrà richiesto di scegliere una lista di pubblicità da bloccare:

solitamente le più efficaci sono quelle geograficamente più vicine a voi o ai siti che visitate (se ad esempio visitate prevalentemente pagine che provengono dagli Stati Uniti scegliete una lista che provenga da quel paese). In questo modo abbiamo già bloccato quasi tutto, restano da bloccare poche cose ancora: vediamo come fare.
Passo 2
Distinguiamo due casi (ma anche uno e mezzo): immagini e animazioni. Nel caso di immagini fate click destro sulla pubblicità incriminata, e scegliete l’opzione: Blocca immagine con Adblock Plus. Tra le opzioni proposte di solito viene preselezionata la migliore, ma talvolta bisogna creare un opzione a mano, in tal caso serve una digressione: sappiate che il carattere * vale come jolly: se scrivete per esempio *azzo.jpg Adblock plus bloccherà tutte le immagini che finiscono in azzo.jpg, ad esempio: palazzo.jpg, razzo.jpg, sollazzo.jpg, spiazzo.jpg, intrallazzo.jpg (cos’altro avevate pensato… :D). Attenzione a non abusare dei caratteri jolly altrimenti rischiate di bloccare anche le immagini che invece vorreste vedere. Per di più il sito verrà rimpaginato riempiendo gli spazi vuoti. Sappiate anche che, di solito, le immagini pubblicitarie sono contenute in cartelle sul server che si chiamano ad, ads o simili. Per le animazioni, che sono forse la cosa più fastidiosa in assoluto, la differenza è una sola: compare una linguetta Block ai bordi dell’immagine, dovete cliccare su quella e poi la procedura è identica.
Passo 3 (Per esperti o paranoici come me)
Si tratta di installare un’altra estensione: Noscript, che blocca tutti i javascript nella pagina. Vi faccio notare che l’impostazione di default è quella di bloccare tutto, in questo modo praticamente mezza internet non vi funzionerà! Dovrete sbloccare i siti che vorrete man mano che navigate per il web (una volta sola, poi l’impostazione verrà conservata in memoria). È un’estensione pensata principalmente per motivi di sicurezza, ma che va bene allo scopo di bloccare le pubblicità testuali, in particolare molte di quelle provenienti da google. Usatela se sapete cosa state facendo.
P.S. : come al solito sono graditi commenti e domande.
11 settembre, 1973
Visto che oggi tutti ricorderanno l’attentato alle torri gemelle io vi ricordo di quell’altro 11 settembre, quando con un golpe Pinochet e i militari deposero il presidente Allende in Cile.

Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole e ho la certezza che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che, per lo meno, ci sarà una lezione morale che castigherà la vigliaccheria, la codardia e il tradimento.
Dialogo sui minimi sistemi
Stamattina sono stato dal medico e nella sala d’attesa a un certo punto è iniziato il solito discorso sul caldo. Solo che a un certo punto i presenti hanno pronunciato queste frasi:
Fa caldo perché il Sole si avvicina alla Terra…
Speriamo che con tutto questo caldo non arrivi un terremoto…
E già, tutto questo calore che si accumula sottoterra chissà che può succedere…
Ossia delle cazzate impressionanti. Non capito se il primo addirittura pensasse che il Sole abbia deciso di andarsi a scontrare contro la Terra o semplicemente a qualche strano fenomeno. Per inciso: l’alternarsi delle stagioni non dipende dalla distanza Terra-Sole, ma dall’inclinazione dell’asse terrestre. Quando nel nostro emisfero è estate la Terra si trova grossomodo alla sua massima distanza dal Sole. Incommentabili e senza senso le ultime due frasi. Queste frasi sono indice di un livello bassissimo di cultura scientifica che pervade il nostro paese, fanno capire che basta la prima fesseria sentita in giro per distruggere una qualunque verità scientifica. E non sto parlando di ristrettissimi ambiti specialistici o di frontiere avanzate della ricerca, ma dell’abc, di cose che io ricordo di aver studiato non all’università o al liceo, ma addirittura alle elementari! Il perché dell’alternarsi delle stagioni e il relativo modello eliocentrico non devono essere ignorati da nessuno in una società come la nostra così pervasa dalla tecnologia. Invece non è insolito trovare persone che non solo non si vergognano ma addirittura si vantano del fatto che: «Io di matematica non capisco nulla!» Orbene, so perfettamente che non si può pretendere di sapere tutto, già il buon Socrate lo disse duemilacinquecento anni fa, ma che ci siano persone che non si vergognino di non riuscire a calcolare una percentuale o che ignorino cosa sia una proporzione o ancora che non sappiano risolvere una banale equazione di primo grado nonostante abbiano conseguito lauree, diplomi o anche solo la licenza media mi fa pensare una serie di cose, nessuna positiva. La prima: la scarsa considerazione in cui è tenuta la cultura scientifica in questo paese: si rischia di essere tacciati di ignoranza se non si riconosce subito la tal citazione latina, mentre nessuno è pronto a puntare l’indice contro chi non conosce i fondamenti del metodo scientifico. Ripeto, taluni addirittura si vantano del fatto che di matematica (o in generale di scienze) non capiscano nulla, forse perché ha la fama di materia ostica e gli sembra di essere giustificati in tal senso o forse perché non è di moda. Ancora: ombre sul sistema formativo e su quante poche ore siano dedicate alle materie scientifiche in Italia e sul fatto che troppi docenti vedano la scuola come un ripiego e non come un mestiere ambito (e viste le prospettive di carriera e di stipendio non hanno tutti i torti). Ricordo ancora che al liceo scientifico, almeno quello dei miei tempi, le ore dedicate alle materie umanistiche erano più di quelle dedicate alle materie scientifiche. Andrebbero anche ripensate le classi di insegnamento da assegnare alle varie tipologie di laureati, ad esempio la separazione delle cattedre tra matematica e fisica: questo non per mancanza di competenze, ma perché, solitamente e per rimanere sullo stesso esempio, un matematico non ha e non è in grado di trasmettere per la fisica lo stesso amore che ha per la sua materia. L’ignoranza scientifica in questa società non è concepibile anche perché siamo circondati da tecnologia e, anche se è impossibile aver chiaro il funzionamento di tutto ciò che ci circonda, bisogna aver chiari i concetti essenziali, bisogna sapere almeno qual è il principio con cui si memorizzano dati su un hard disk o su un lettore audio. Se tutto ciò viene a mancare, se non si sa nemmeno quali sono i fenomeni sui quali si basano il frigorifero o il forno a microonde tutto ci sembrerà inspiegabile, tutto ci sembrerà magia. E al ciarlatano di turno basterà raccontare quattro fandonie (esempi non mancano) per far fessi tutti e convincerci che è ora di tornare a bruciare le streghe.
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Da un libro di storia del 2076
…Ci si chiede a questo punto come sia stato possibile che in un paese che aveva conosciuto già un periodo di barbarie come quello fascista non si fossero inserite nel sistema democratico un insieme di difese per prevenire l’accesso alle più alte cariche dello stato da parte di chi controllava un’ampia fetta dei mezzi di informazione, che non si fosse riordinato il sistema radiotelevisivo o fatta una legge per combattere quello che all’epoca si chiamava conflitto di interesse pur avendone avuto le possibilità durante la legislatura che va dal 1996 al 2001. Per quanto ci si sforzi di trovare motivi logici o razionali a questa incomprensibile scelta l’unica risposta che si riesce a dare è che gli esponenti della sinistra e del centrosinistra dell’epoca erano inetti, incapaci e ingenui. Solo così si riescono a spiegare certe incomprensibili, e già all’epoca tacciate da taluni commentatori come suicide, scelte politiche. I diversi leader che si sono succeduti a capo dei partiti di quella fazione si sono sempre lasciati abbindolare da una promessa di non belligeranza da parte del loro principale avversario, dimenticando che non era contro di loro che egli si muoveva, ma contro le fondamenta dell’ordinamento democratico che, anche se non formalmente, venivano pian piano attaccate e demolite. Per di più perdevano anche credibilità nei confronti dell’elettorato perseguendo politiche economiche in tutto e per tutto simili a quelle della parte avversa. Taluni dei vari leader poi hanno vissuto per anni in torri d’avorio, credendo che il polso del paese fosse quello che veniva loro raccontato dai giornali, che veniva descritto da intellettuali prezzolati ai convegni della confederazione degli industriali o che il loro spessore intellettuale fosse quello rappresentato sui quotidiani amici, dimenticando che l’opinione pubblica riesce ad essere facilmente addomesticata controllando il sistema dell’informazione. Emblematico il caso della sconfitta del 2008, quando ci si mosse nel più irrazionale dei modi cercando di scimmiottare la campagna elettorale del candidato alla presidenza americana perdendo letteralmente il contatto con la realtà e proponendo candidati che hanno suscitato il ribrezzo dell’elettorato come nel caso del comune di Roma. Fu così che avvenimenti che sarebbero stati chiamati scandali in altri paesi o in altri tempi che lo coinvolsero anche quando era capo del governo non ebbero grande influenza sui risultati elettorali. Spesso i commentatori esteri descrivevano l’Italia come un paese in cui mancava l’alternativa politica….
Eccezionale
Ieri ho ricevuto un sms dalla Turchia in cui mi chiedevano di cercare in rete l’indirizzo di un certo ostello. Ho acceso il pc e ho trovato subito l’indirizzo e anche un ostello dal nome simile. Ho mandato un sms coi due indirizzi. Cosa c’è di eccezionale? Che tutto ciò ci sembra normale, mentre non troppi anni fa le cose che ho scritto non esistevano nemmeno.
Piccolo manuale di sopravvivenza del napoletano a Roma
Nell’ultima settimana mi sono trovato per caso e con gusto ad avere a che fare con una serie di napoletani trasferiti nella capitale, abbiamo (mi ci metto in mezzo anch’io, pur essendo napoletano solo d’adozione) negli anni incontrato tutti gli stessi identici e purtroppo spesso insormontabili problemi. Iniziamo subito:
Pizza.
A parte la forma e il colore in comune con la pizza napoletana, non c’è nulla da fare: quella romana è semplicemente immangiabile. Della consistenza del cartone pressato più o meno. Inutile cercare di farlo capire a coloro che non siano vissuti all’interno del triangolo Salerno-Mondragone-Avellino. Sentirete cose abominevoli come: esiste la pizza alta e quella bassa, sulla margherita non ci va il basilico, la pizza deve essere croccante. Ignorano addirittura cosa sia il cornicione! Neanche una settimana da Michele a Forcella potrebbe scalfire le convinzioni del tipico romano sulla pizza. Bene vediamo come rimediare a questa incresciosa situazione. Il mio rimedio è stato uno solo finora: a Roma niente pizza. Punto. Esistono anche delle pizzeria che fanno una decente, ma non di più, pizza napoletana, ma sono decisamente care, quindi meglio evitare. D’altro canto a Roma si può mangiare divinamente se ci si butta sui piatti tipici (ammesso di riuscire a trovare chi ancora li cucina), consolatevi con la coratella, la pajata, la trippa, gli gnocchi le animelle o i carciofi alla giudia almeno fino al momento della scarpetta, perché sapete che se siete napoletani c’è un’altra cosa che vi manca ossia il…
Pane.
A parte la forma e il colore in comune col pane napoletano, non c’è nulla da fare: quello romano è semplicemente immangiabile. Unica decente eccezione quello di Lariano integrale, tutto il resto va cassato senza pietà. Scordatevi quel buon pane cafone, cotto a legna, delizia del palato e gioia della tavola. Scordatevi anche i panificatori abusivi che vi rifornivano di quel pane dal retrogusto delizioso, imprecisato e sul quale era meglio non indagare. Scherzi a parte: se senza pizza si riesce a campare rimandando la degustazione del più nobile dei cibi fino al ritorno in patria senza pane diventa ardua. È forse la cosa che più ci manca (oltre al golfo, il sole, la pizza, il mandolino, le sfogliatelle, i babbà, mammà e un altro paio di milioni di cose). E nemmeno possiamo andare al ber per consolarci con un…
Caffè.
A parte la forma (della tazzina) e il colore in comune col caffè napoletano, quello romano è semplicemente imbevibile. Non sono mai stato un amante dell’espresso, ho sempre preferito quello della moka o, mi sto convertendo da poco, quello della macchinetta napoletana, ma a Roma il caffè non è arte loro. Basta la più classica delle prove: prendete il cucchiaino di zucchero e versatelo nella tazzina. Lo zucchero precipiterà immediatamente sul fondo della tazzina invece di galleggiare sulla schiuma superficiale. Sì, che siamo integralisti, ma un caffè del genere verrebbe rimandato indietro e si riceverebbero pure le scuse del barista. Altra grande pecca: non servono il mezzo bicchiere d’acqua insieme al caffè e, nota di demerito, solitamente alla richiesta: «Ci dà un po’ d’acqua?», il barista propone un solo bicchiere, anche se si è in dodici. Il bicchiere d’acqua è fondamentale, serve a preparare la bocca per assaporare il caffè, a pulirla da eventuali altri sapori presenti in bocca. Invece niente. Uno dice, va be’, la vita è amara, almeno mi mangio un dolce in…
Pasticceria.
Ma spesso neanche forma e colore sono uguali. La pasticceria romana, che raggiunge il suo apice nel… maritozzo con la panna :/ non può, e infatti non lo farò, essere paragonata con quella napoletana.
Quindi la vita del napoletano nella capitale è impossibile? No, tutto sommato ci si adatta, certo si guardano gli indigeni con superiorità e dall’alto in basso – è quel che meritano per il loro non saper stare in cucina – ma ci si gode pure un po’ della loro compagnia. In effetti poi ci si rende conto che non è colpa loro se hanno una tal guisa di gusti. Gli invasori che sancirono la caduta dell’impero romano importarono nella città eterna anche i loro gusti alimentari: i famosi gusti barbari.
Cooptazione delle giovani generazioni
Scuola, interno giorno.
Dialogo
Studente: Preeesso’, ma ‘ndo stanno quei posti che dice lei che uno si può fa’ la bicicletta?
Preeesso’: Alla SNIA, il centro sociale vicino largo Preneste c’è la ciclofficina più vicina a casa tua poi c’è quella dove faccio il turno anch’io a Monti.
S. Preeesso’, ma come funziona?
P. Vai lì, vedi se c’è qualcosa che fa al caso tuo, inizi a sistemarla se lo sai fare da solo altrimenti c’è chi te lo spiega.
S Preeesso’, cioè che io vado là e trovo tutte le bici esposte? E che le vendono pure?
P. No, non si vendono bici, però quando finisci di farti la bici se puoi lasci una sottoscrizione.
S. Preeesso’, sottoche?
P. Un’offerta.
S. Preeesso’, ma poi ammettiamo che io vado a questa vicino casa mia, come funziona: devono da passa’ i miei genitori quando ho finito la bici?
P. Ahahahah, no non ti preoccupare, l’ambiente è…. molto informale.
S. Preeesso’, e quanti soldi devo da lascia’?
P. Quanto puoi e vuoi, certo tu hai quindici anni e nessuno pretenderà da te che lasci gli stessi soldi che può lasciare uno di trent’anni che lavora, tiene presente però che quel posto vive grazie alle sottoscrizioni, quindi se vuoi che continui ad esistere lascia qualcosa.
S. Preeesso’, ma lei quando ci sta?
P. Io ci sono il mercoledì sera a Monti.
S. Devo da passa’, me devo da fa la bici da corsa!
P. Ti aspettiamo.
Vi giuro che è andata proprio così.













