I nostri ragazzi
Ancora una volta ci ritroviamo con un morto ammazzato. Ancora una volta non si riflette sullo stato pietoso delle nostre forze dell’ordine. I media hanno immediatamente spostato l’attenzione sugli scontri che sono seguiti all’omicidio del ragazzo sull’A1, invece di riflettere su chi e come ha innescato il tutto. Gli scontri seguiti all’omicidio li condanno è ovvio, ma non voglio parlare di questo. Le forze dell’ordine italiane sono un guazzabuglio di machismo, fascistelli e gente che si crede di essere l’ispettore Callaghan. Lo vediamo sempre, lo vedo da sempre. Da quando attorno ai diciotto anni vedevo chi andava a fare i vari concorsi in polizia o nei carabinieri, e di chi poi partiva e con quali motivazioni: bulli di piazza, piccoli spacciatori, violenti rissaioli e teste di cazzo della peggior specie a cui veniva fatto vincere il concorso (sì, i concorsi sono truccati) in maniera da fargli mettere la testa a posto. La testa a posto per modo di dire, ricordo anche i discorsi di questi che partivano: «Che bello mi danno la pistola, posso spara’ a tutti ’sti negri stracomunitari che stanno par strada a non fare un cazzo dalla mattina alla sera», e certo tu invece… «Andiamo a fa’ gli inseguimenti». «Divento uno importante colla divisa addosso nessuno mi può più dire nulla».

Immagine di Franco Folini sotto questa licenza
Quando tornavano dalle prime settimane in caserma parlavano di addestramenti, nonnismo e clima cameratesco. Poi andavano in servizio e si vantavano di prendere a schiaffi questo e quello. Esattamente come facevano prima di partire, solo che adesso con la divisa addosso. D’altro canto basta sentire quello che ti raccontano gli immigrati che vengono portati in caserma nel bagagliaio della volante, basta pensare agli elettrodi attaccati ai testicoli in Somalia, i verbali redatti sempre favorevolmente alle forze dell’ordine: due colpi sparati in aria, è evidente che la macchina del tifoso ucciso volasse; le molotov ritrovate alla scuola Diaz; Pinelli che si sporge dai locali della questura, cade e muore; Federico Aldrovandi che muore a 17 anni; il comportamento arrogante e sopra le righe tenuto da chi dovrebbe fare un semplice verbale per divieto di sosta o quelli che scroccano ogni mattina cappuccino e cornetto. E potrei continuare per pagine e pagine. Provate a denunciare che un poliziotto o un carabiniere sta compiendo un abuso: secondo voi qualcuno nella stessa caserma si metterà mai contro un collega? O entrerà in gioco lo spirito di corpo? Per di più l’atmosfera fascista viene tranquillamente tollerata da superiori e ministero. Le forze dell’ordine italiane godono di un sostanziale clima di impunità, hanno la capacità di rigirare la frittata come meglio gli aggrada e se qualcuno osa soltanto muovergli una critica viene istantaneamente attaccato perché se la prende coi “nostri ragazzi”. Gli altri sono sempre brutti sporchi e cattivi: ultrà, no-global, extracomunitari. Lo sanno bene “i nostri ragazzi”, e se ne approfittano. A qualcuno è mai venuto in mente che “i nostri ragazzi” potrebbero essere dei gran figli di puttana? No, perché quelli che parlano di “nostri ragazzi” sono la mamma.





