Boccaloni a repubblica.it
Mi riferisco a questo filmato in cui un ipod viene messo in carica grazie a una cipolla e una bevanda energetica. Il filmato è preso da youtube ve lo ripropongo
è ovviamente un falso e basterebbe azionare il cervello per accorgersene. In primo luogo non si capisce come una cipolla lasciata in ammollo e che assorbe mezza vaschetta della fetida bevanda rimanga esattamente delle stesse dimensioni. Una cipolla è già piena d’acqua, né più né meno come il corpo umano, se anche riuscisse ad assorbire tutto quel liquido dovrebbe almeno gonfiarsi e invece non ciò non accade. Poi ammesso che riesca a fornire una tensione nel modo illustrato non è affatto detto che quella tensione sia esattamente quella necessaria per mandare in carica un ipod, dipenderebbe da troppi fattori, dal peso alla forma della cipolla, al tempo di immersione alle caratteristiche di secchezza o idratazione della cipolla: insomma sarebbero impossibile da controllare di volta in volta, ma soprattutto l’operazione non sarebbe così semplice come descritto. Inoltre mi risulta piuttosto difficile pensare che a una distanza di pochi mm si riescano a generare tensioni tali da mandare in carica il lettore. Ma, potrebbero obbiettare in molti, l’ipod effettivamente si accende. Ammettiamo pure che l’ipod tolleri differenze di potenziale in un certo intervallo e che quindi non sia così importante la tensione di alimentazione, ma fate caso allo strano giro che fa il filo del caricabatterie, che passa sotto al lettore che a sua volta è appoggiato sopra una cartellina di pelle: si tratta in realtà di due caricabatterie, uno che viene “collegato” alla cipolla, un altro che viene connesso da un compare a una comune presa elettrica fuoricampo. Ecco perché l’ipod si accende, ed ecco perché viene fatto fare al filo quello strano giro. Insomma non è difficile da capire, ma soprattutto se fosse stata vera questa storia avremmo risolto non pochi dei nostri problemi energetici. Ma soprattutto i redattori del più grande quotidiano italiano avrebbero potuto verificare se tale operazione fosse possibile, cosa che non hanno fatto, questo li avrebbe messi al riparo dall’ennesima figuraccia. In ogni caso i redattori di repubblica.it possono venire a giocare a poker a casa mia quando vogliono.





