30€ l’ora
Ovvero il prezzo che uno studente ha accettato di pagarmi, senza batter ciglio, per delle ripetizioni private. Mi vengono in mente due ordini di riflessioni.
1) Uno studente universitario, se non in rarissimi e circostanziati casi, non dovrebbe prendere ripetizioni. Dovrebbe essere in grado di riuscire a superare le difficoltà di materie poco facili, dovrebbe avere metodo di studio per affrontare argomenti nuovi. Vista la facilità con cui trovo discenti e il successo che hanno soggetti privati come CEPU non è più così, il ché mette in cattiva luce il sistema scolastico. La laurea era l’alloro con cui si ornavano i poeti migliori, un onore riservato a pochi. L’aver reso l’università di massa è stato certamente un bene, l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione deve essere garantito a tutti, ma le università non devono gonfiare le statistiche dei laureati, ma (ri)diventare dure e selettive. Ora invece si premiano quelle che sfornano il maggior numero di dottori. Non è concepibile che un laureato non sappia mettere in fila un periodo ipotetico. Avere un alto numero di laureati in un paese è positivo, ma solo se questi sono di valore. Oramai esser laureati non significa più nulla. Così capita di incontrare laureati in scienze politiche che non hanno nemmeno basi di educazione civica o di assistere a lauree in scienze della comunicazione con presentazioni a dir poco pietose o anche fisici che ignorano il principio di relatività galileiana e matematici che non sanno applicare semplici processi logici ad ambiti esterni ai loro teoremi, laureati in materie scientifiche che ignorano il metodo scientifico. Non si tratta di mere ipotesi, ma di cose che ho visto o ascoltato. Non abbiamo bisogno di tutto ciò.
2) Nessuno si lamenta per i 30€ l’ora, nessuno si lamenta che l’università non metta a disposizione sufficienti mezzi – tutor, ore di lezione, ricevimenti – per permettere a chi ha difficoltà di farcela coi mezzi dell’ateneo. Tutti vogliono tasse più basse, ma nessuno si rende conto che ciò che viene tolto alla fiscalità generale viene poi sborsato a servizi privati. Preferirei essere messo nelle condizioni di fare il tutor per l’università (ossia pagato decentemente e per tempo) piuttosto che chiedere 30€ per un’ora di lezione. Non mi risulta difficile immaginare che queste persone che mi pagano senza problemi siano gli stessi che chiedono tasse più basse, perché si lamentano del loro importo. Gli stolti non si accorgono che spendono molti più soldi per pagare me, quando potrei essere pagato coi soldi della fiscalità generale se solo si accorgessero che pagando meno tasse hanno poi meno servizi e di qualità inferiore.
Immagine di ascaro41 sotto questa licenza CC




Sagge ed illuminate parole che presentano in modo esatto uno spaccato delle università italiane piene di favoritismi, nepotismi ed altre viscide pratiche tipicamente italiane.
Personalmente ho fatto (e faccio) parte di un piccolissimo ateneo dove in aula eravamo in 14 persone ed ho riscontrato uno spirito di collaborazione tra studenti e professori che non ha mai incontrato da nessuna altra parte.
Il tutor didattico era una quotidianità ben assodata già 9 anni fa quando ogni professore era chiamato ad assistere 3 o 4 studenti della propria facoltà.
Ecco allora che forse si è trovata la chiave per un futuro universitario migliore, almeno nelle materie scientifiche, piccoli corsi e professori preparati che dedicano tempo e passione allo studente.
Lo stato attuale invece, salvo alcuni casi, sono grandi numeri guidati da professori che insegnano per diletto, visto che hanno aziende o contratti con importanti realtà economiche esterne, ed un enorme numero di laureati in uscita che non è in grado di risolvere una equazione di secondo grado (fidati cose viste e documentabili).
Il brutto della questione è che anche coloro i quali hanno una preparazione ottima si ritrovano con un titolo svalutato per colpa di un sistema tipicamente italico.
Ciao
shaytan
21 Maggio 2009 alle 9:47 am
Due osservazioni su entrambi i punti:
Punto numero uno. Non sono d’accordo quando dici che gli studenti universitari non dovrebbero prendere lezioni private. Puoi anche avere un metodo di studio, ma non riuscire comunque ad acquisire, da solo, le conoscenze sufficienti per affrontare un esame o semplicemente per una tua formazione personale. Parole, queste ultime, ormai fuori dal lessico universitario. Quest’esempio rientra nei “rarissimi e circostanziati casi”?
Punto numero due. Premesso che non ho mai visto un
tutor nella mia facoltà, cerchiamo anche di distinguere i motivi per cui gli studenti chiedono una riduzione delle tasse. Personalmente, vorrei tasse più basse perché, all’estero, a Grenoble per esempio, anche se sei in fascia 5, non paghi 2000 euro di tasse per un anno accademico. E se viene pubblicato on-line il bando per il part-time, nessuno ti dirà mai che non ne hai diritto perché “il suo, reddito, signorina, è troppo alto”. Il valore dell’iniziativa non è solo economico. Perché il furbo di turno può avere diritto ad un posto letto presso la casa dello studente per poi girare in Mercedez durante il tempo libero, peraltro copioso, ed uno studente, più onesto e con lo stesso reddito, deve rinunciare ad un’esperienza formativa (forse) quale il part-time?
Sono punti diversi,i nostri, penso. Ma una cosa è certa: non lamentiamoci della fuga di cervelli, se l’università non dà garanzie.
P.s. Mi rendo conto di aver divagato sul tema, ma i tuoi post sono ricchi di spunti.
P.p.s. A proposito dei 30 euro l’ora,non so come la pensi tu,ma sappi che quando mi dicono “se prendi poco all’ora, vuol dire che non sei competente”, mi viene da dire che ci sta veramente tanta arroganza in giro. Nessuno vuole negare i meriti di nessuno, ma un po’ più di umiltà non guasterebbe.
Martha Peake
21 Maggio 2009 alle 12:46 pm
Rarissimi e circostanziati casi: uno studente di filosofia che chiede ripetizioni per l’esame di logica matematica; uno studente che non ha mai studiato l’inglese e deve superare il colloquio di lingua straniera, in un corso di laurea che non sia lingue e simili. Non di certo uno studente di una facoltà scientifica che chiede ripetizioni di matematica e fisica o uno di lettere classiche che va a ripetizioni di latino o greco.
In Italia, al contrario di quel che disse Amato qualche anno fa, per fortuna c’è la costituzione, che prevede la progressività delle tasse. Digressione: quando ho parlato di tasse non mi riferivo alle tasse in generale, ma alla fiscalità generale. Hai un reddito alto? È giusto che tu paghi di più perché i tuoi soldi devono servire (anche) per far accedere agli studi chi ha un reddito basso. È la base dello stato sociale. Certi bandi, in particolare quelli per le borse di studio, vengono sono previsti per dare ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” (cit. la costituzione della repubblica italiana, art. 34) la possibilità di sostenersi durante gli studi ed è giusto che in mancanza o scarsità di fondi vengano privilegiati i meno abbienti. È un punto su cui sono molto sensibile perché se non fosse stato per queste norme forse non mi sarei laureato. Se c’è chi evade le tasse il problema non è nell’università e nei suoi bandi di concorso, ma nelle pieghe del fisco italiano, se evadono a monte l’università può fare ben poco. Ritieni che 2000€ di tasse siano troppi, potresti aver ragione se la tua università eroga pochi servizi, ma con meno soldi non ti aspettare un servizio migliore.
malaerba
21 Maggio 2009 alle 1:13 pm
ci sarebbe molto da dire. Sul fatto che anch’io vorrei un politico che andasse a dire, in campagna elettorale, che le tasse non sono un male ma un bene; sul fatto che vorrei però anche una guardia di finanza che lavorasse forsennatamente a scovare gli evasori, che sono un’enormità; sul fatto che l’università, così com’è strutturata, non garantisce un accesso allo studio a tutti, anzi. Per dire, io da qualche anno insegno, alle superiori, in scuole “di confine” o “di provincia”, come vogliamo chiamarle, dove è sempre più preponderante la presenza di stranieri. Ora, per dire, ci sono dei ragazzini cinesi che, soprattutto nelle materie scientifiche (ma non solo) surclassano i nostri. Della serie: in 15 minuti imparano quello per cui agli altri servono 2 mesi. I cinesi però non fanno il liceo: si iscrivono in un istituto professionale ed è già tantissimo se arrivano alla maturità (in genere si fermano alla qualifica, al terzo anno). E perché? Perché devono andare a lavorare per aiutare la famiglia. Il guaio non sono le tasse alte all’università: il guaio è che queste tasse sono alte per tutti. Servirebbero forme di borse di studio che premiano il merito e che permettessero anche agli studenti svantaggiati di continuare a studiare. Sempre per portare esempi personali, quest’anno, in una quinta, ho una ragazza cinese che non solo è una mina in matematica, ma è tipo la terza della classe in filosofia (e filosofia è la materia più ostica per gli stranieri, come potete immaginare: usiamo parole che probabilmente il 90% degli italiani non ha mai sentito nominare, figuriamoci i cinesi). E questa l’italiano l’ha imparato leggendosi i romanzi Harmony. Sul serio. E non farà l’università.
Sul fatto poi che i ragazzi non siano più in grado di studiare da soli, che ci sia un generale impoverimento del livello medio, devo dire che questa tendenza, che già era presente prima, si è incrementata con la riforma, che in effetto aveva come unico scopo la riduzione dei fuori corso (ovvero: lauree più facili). Il problema, come dici giustamente tu, è a monte, ai livelli più bassi dell’istruzione, e quindi alle superiori, alle medie, alle elementari. Ma dirò di più: il problema è nella società, in tutta la società. Io, senza falsa modestia, penso di essere una persona abbastanza intelligente, sopra la media. Non sono mai andato a ripetizioni in vita mia, anzi, perfino quand’ero al liceo andavo a casa dei compagni meno svegli per aiutarli a capire matematica, fisica, filosofia. Ma come sono diventato così? Come ho fatto a diventare intelligente? Sicuramente la scuola ha avuto un ruolo importante, ma devo dire che altri miei compagni non sono intelligenti quanto me, qualcuno è addirittura stupido. E allora? Cos’è che m’ha reso intelligente? Io credo siano stati gli stimoli che ho avuto fuori dalla scuola, in famiglia, leggendo, guardando la tv. I miei sono entrambi laureati, mio padre in medicina e mia madre in fisica, e hanno sempre discorso tra loro di qualche questioncina scientifica. In casa ho molti libri, perché a mia madre piace leggere, e anche se molti non li ho letti, so di cosa parlano più o meno. Avevo un’ampia videoteca: i miei registravano i film più belli che passavano in tv e ogni tanto li riguardavamo. Non roba troppo intellettuale, sia chiaro, ma comunque di buon livello. I miei avevano molti buoni dischi, in casa, soprattutto cantautori italiani. Ogni giorno compravano, e ancora oggi comprano, il quotidiano, e ogni settimana un settimanale d’approfondimento. E la Settimana Enigmistica. Avevamo qualche enciclopedia che avevo iniziato a usare per le ricerche scolastiche e su cui poi ogni tanto mi perdevo. Avevamo un pc, prima ancora di internet, e poi quando è arrivato internet abbiam preso anche quello. Io poi compravo una marea di fumetti e i miei tutto sommato non mi contrastavano, perché il dogma di mia madre era «i soldi spesi nei libri non sono mai soldi buttati» e i fumetti erano visti come qualcosa di propedeutico. Così è nata la mia cultura. Anzi, meglio: così è nato il mio interesse per la cultura. La cultura me la sono fatta un po’ a casa ma in gran parte a scuola e fuori da scuola, andando al cinema, discutendo con gli amici e così via. È la predisposizione verso la cultura, l’interesse che ti si forma fin da piccolo a fare la differenza. I giovani d’oggi hanno tutto questo? Non credo. I giovani d’oggi sono figli di quelli che erano ragazzi negli anni ‘80, dell’epoca del disimpegno, e si vede. In casa non hanno libri, i dvd che hanno sono quelli di Vacanze di Natale, i dischi sono le HitMania et simili. Ovviamente parlo in generale ed esistono un sacco di eccezione, ma l’andazzo, almeno a quello che vedo io, è questo. Molti dei miei amici, per dire, avevano un genitore insegnante e questo voleva dire libri, cultura, volenti o nolenti; oggi gli insegnanti giovani sono una rarità e quindi lo sono anche i figli degli insegnanti. Cosa possiamo pretendere dai ragazzi di oggi?
scrip
21 Maggio 2009 alle 1:58 pm
Amen fratelli
Ankou6
21 Maggio 2009 alle 3:37 pm
Non voglio salvare un sistema ampiamente perfettibile, ma su qualcosa posso correggerti. Per fortuna. Una delle riforme che si chiedevano ai miei tempi a proposito di diritto allo studio era l’accelerazione delle pratiche per l’assegnazione delle borse di studio, la cosa pian piano si realizzò e molto fu merito del primo governo Prodi. Se le cose non sono cambiate da allora, basta essere idonei per vedersi rimborsare le tasse universitarie anche se sarebbe meglio non far sborsare proprio certi soldi a chi non può permetterseli. C’è però una diffusa ignoranza dei propri diritti e delle possibilità offerte dallo stato, questo limita tante persone, per esempio la tua studentessa cinese. C’è poi il gap culturale dei genitori che preferiscono mandare i figli a lavorare piuttosto che a studiare. Il sistema di elargizione delle borse di studio tutto sommato può andar bene così com’è, molto però dipende dai soldi che ci metti dentro. Se i soldi sono pochi pagherai poche borse e lascerai a piedi tante persone. Lapalissiano. Non darei le borse di studio per solo merito perché si rischierebbe di darle a chi non ne ha bisogno, tanto per fare un esempio: al figlio del farmacista invece che a quello dello spazzino, magari il primo è più bravo, ma senza borsa il secondo non potrebbe studiare per mancanza di mezzi materiali.
Quanto alla società sono d’accordo, ma io rappresento il caso opposto: i miei sono di bassa cultura, mia madre leggeva qualcosa, ma non tantissimo, mio padre non lo ricordo con un libro in mano. L’unico settimanale che entrava a casa mia era famiglia cristiana. Il videoregistratore arrivò a casa mia nel 1993 (1° maggio, andavo per la prima volta al concertone) ma i miei non l’hanno mai usato. Tanto per me hanno fatto il senso di disciplina che mi ha inculcato mia madre, direi pure troppo a posteriori, e la fortuna di aver trovato ottimi insegnanti alle elementari e alle medie, meno alle superiori. E le borse di studio con la casa dello studente.
Chiudo segnalandovi un libro che ho appena finito di leggere e che c’entra qualcosa con questo post. L’autrice è una mia amica, quindi questa è anche pubblicità, :p
Nessuna scuola mi consola di Chiara Valerio
http://www.anobii.com/books/Nessuna_scuola_mi_consola/9788874521982/01c43c41f4014cbb10/
malaerba
21 Maggio 2009 alle 4:01 pm
temo che tu sia l’eccezione che conferma la regola. In Italia non c’è mobilità sociale. Conosco decine di ignoranti figli di papà che vanno all’università ed altrettanti intelligenti figli di campagnoli e immigrati che non ci vanno (qui in Veneto non abbiamo operai, abbiamo campagnoli… ed è per questo che la Lega vince)
scrip
21 Maggio 2009 alle 4:09 pm
Rileggendo l’articolo ho cancellato una parola: “selettive” riferito alle università. Non serve che siano selettive, basterebbe che tornino ad essere dure e a quel punto sarebbe da auspicare, ma non da perseguire a tutti i costi, che riuscissero a far laureare davvero tutti.
malaerba
22 Maggio 2009 alle 8:25 am
Trovo meschino dare degli stolti a chi la fà arrotondare!
Piuttosto si trovi un lavoro!
DanielSan
23 Novembre 2009 alle 8:37 pm
Quando si indica la luna lo sciocco (stolto) guarda il dito e non la luna.
malaerba
24 Novembre 2009 alle 6:31 pm
Se la giri anche come vuole, rimane pur sempre meschino!
DanielSan
24 Novembre 2009 alle 6:45 pm
Se la giri anche come vuole, rimane pur sempre m-e-schino!
DanielSan
24 Novembre 2009 alle 6:46 pm