il blog di malaerba

ovvero una raccolta dei miei deliri

Archivio per giugno 2009

Primo giorno di scuola

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primo-giorno

Domani primo giorno di scuola, dall’altra parte della cattedra. Mi hanno infatti assegnato tre corsi di recupero presso un istituto tecnico e visto che ho bisogno di soldi mi lancio nell’impresa. Mi chiedo come sarà. Non tanto l’insegnamento in se per se, ho già insegnato all’università, ma ho altri dubbi, vi propongo uno scambio di mail tra una mia amica e me a tal proposito, devo dire che mi ha messo dell’umore giusto.

Ciao,

mi sono addottorato un paio di settimane fa e come sai sono intenzionato ad abbandonare la ricerca, oggi ho consegnato la domanda per l’insegnamento nella scuola, ma non mi sento ancora convinto di questa scelta. Ti scrivo per soddisfare uno dei miei dubbi: com’è insegnare nella scuola superiore dopo che per anni hai studiato cose di livello avanzato o avanzatissimo e poi ti ritrovi a dover spiegare pallosissime cose come le equazioni trigonometriche? Non è frustrante? Ti giuro che è la mia paura principale. Certo immagino che tantissimo dipenda dalla classe che ti trovi di fronte, dal loro livello di comprensione. Ecco volevo un parere da te, anche se immagino che per te l”insegnamento sia solo un modo per sostentarti e trovi le tue soddisfazioni al di fuori, nella scrittura per esempio. Forse questi dubbi li fugherò io stesso la prossima settimana quando mi ritroverò a fare dei corsi di recupero in un ITIS, nel frattempo spero in una tua risposta consolatoria.

La risposta:

Io il primo hanno avevo una classaccia, e dovevano anche fare gli esami di maturità. Ma in un istituto tecnico commerciale (sperimentale) a fine anno avevo anche fatto gli studi
di funzioni a due variabili. Insomma più ne sai meglio è. E poi è il
mestiere più bello del mondo, è divertente e ti senti di dare indietro, o almeno io così mi sentivo, tutto quello che lo stato ti ha dato. Insomma mi sentivo super etica. In due anni di scuola non sono mai tornata a casa annoiata. Incazzata o innamorata sì.
Ma annoiata mai. E questo è un punto di forza.

Il mio commento

Diciamo che è quello che mi aspettavo :)
A presto!

Immagine di Paolo Màrgari sotto questa licenza CC

Scritto da malaerba

30 giugno 2009 alle 5:41 pm

Parliamo di politica

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siembra-socialismo

Da qualche settimana con dei cari amici  ci stiamo scambiando una serie di mail sulla situazione politica italiana e di questa disgraziata sinistra. Vi propongo alcuni stralci di una mail che ho inviato.

A me del comunismo e della rivoluzione fini a se stessi è mai importato nulla. Mi interessa una società, qualunque sia il modo in cui sia realizzata, in cui le differenze sociali, di censo, culturali, di nascita non siano determinanti sulla vita delle persone. Dove chiunque, fosse anche un inetto, un incapace o un farabutto sia messo in condizione di avere una vita dignitosa. Che questa società sia realizzata alla “danese” per esempio (libertà assoluta di licenziare, ma stato sociale fortissimo e amplissima mobilità del mercato del lavoro) o in altro modo mi interessa poco: si chiamano equilibri di  Nash (il matematico protagonista di quel film di qualche anno fa) e non è detto che uno sia migliore dell’altro, si possono offrire buone condizioni sociali in modi diversi. Sia chiaro: non mi piacciono pacchetto Treu e legge 30, nel frattempo mi precarizzano e loro non mi danno nulla in cambio, ma un eventuale società in cui, per esempio, il mercato del lavoro abbia un punto di equilibrio diverso, e che tuteli tutti, mi starebbe bene lo stesso.

Un pizzico di Marx, ossia operai e borghesia.
Marx, nel manifesto attribuisce alla borghesia un ruolo storico notevole, ma lo definiva ormai esaurito. Meritoria era stata la sua battaglia contro l’aristocrazia e contro i privilegi di nascita. A mio parere, in Italia, anche la classe operaia, comunemente intesa, ha esaurito la sua funzione storica. Pensateci: chi oggi tra noi non vorrebbe aver diritto a quel che hanno gli operai? Contratto a tempo indeterminato, pensione, assistenza sociale, malattia, ferie pagate e così via. Gli operai di oggi ricoprono lo stesso ruolo sociale della borghesia di metà ottocento, sono tutelati, hanno una buona posizione sociale, possono permettersi una vita sufficientemente agiata, con casa di proprietà e vacanze al mare una volta l’anno. Non c’è da meravigliarsi che votino a destra: è la loro collocazione naturale. In fondo hanno lottato per generazioni (e quindi gli operai di oggi non hanno memoria per le lotte degli anni ’70) per ottenere una vita decente, ora ce l’hanno e non hanno più voglia di pensare a quando, loro e la loro classe, stavano male, di essere solidali con chi è rimasto indietro o con chi è sfruttato come loro erano fino a non molto tempo fa. Tali e quali alla borghesia che fece la rivoluzione francese. Certo, mi obbietterete che la loro vita degli operai non è rose e fiori, ma di certo è meglio di quella di tutti i precari. D’altro canto non è detto che la vita del piccolo commerciante sia mai stata un paradiso terrestre. Discorso lungo e confuso, lo so. Riassumendo: borghesia e classe operaia in Marx non vanno interpretati letteralmente, ma intese come categorie sociali fluide, che cambiano col tempo e non sono caratterizzate dal mestiere che uno fa. Quelli che una volta erano la classe operaia oggi rientrano di diritto in quella che Marx definiva borghesia e basano il loro benessere sullo sfruttamento di altre classe sociali per mantenere il loro tenore di vita: il precariato, gli immigrati, i lavoratori a nero, altrimenti per loro non sarebbero possibili le settimane a Sharm el Sheik a 300€ o anche andare a fare la spesa al supermercato. Quella che ieri era definita classe operaia non sta più alla catena di montaggio, ma fa il precario in un call center, lezione all’università a 1,30€ l’ora (contratto ad Architettura della Sapienza) e, perché no, si fa il mazzo dodici o quindici ore al giorno nella sua attività in proprio per riuscire ad arrivare a fine mese. Dovremmo anche smetterla di considerare sullo stesso piano tutti quelli che rientrano nella categoria “impresa”. Penso ai miei zii per esempio, proprietari di aziende agricole e che si alzano alle quattro del mattino per andare nelle serre insieme ai loro dipendenti coi quali lavorano fianco a fianco. O a un altro che invece si alza alle tre per aprire il banco del mercato. Lavoro e capitale assieme: possibile che a sinistra non abbiamo parole per queste persone, che pure costituiscono il tessuto produttivo del paese? Possiamo continuare a considerarli solo ed esclusivamente come capitalisti? Credo che nessuno di noi o nessuno con un minimo di intelligenza li appellerebbe con questo nome, nemmeno i loro dipendenti coi quali oltre a condividere ore di lavoro condividono spesso la sorte. Insomma a sinistra smettessero di considerare Marx come la bibbia o imparino almeno a interpretarlo e tornassero a fare politica dove serve invece di lamentarsi di vedersi assegnare un ministero che si occupa di “negri, drogati e zingari” (cit. Paolo Ferrero), ma per questo servirebbero politici seri, come quelli di inizio secolo, mentre al momento abbiamo un gruppo dirigente composto da mezzi pesci a brodo pseudo-sessantottini-settantasettini.

Immagine di elyka sotto questa licenza CC

Scritto da malaerba

29 giugno 2009 alle 6:19 pm

Pubblicato in amici, personale, politica

Pitigliano ricicletta fest

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Lo scorso fine settimana in compagnia di altri ciclomeccanici delle ciclofficine romane, la malamurga e il buon Rocco di Milano, siamo stati a Pitigliano, bellissimo borgo in provincia di Grosseto per il ricicletta-fest, ossia il festival delle biciclette riciclate, riadattate e riusate. Immaginate il borgo medievale invaso da una compagine di freakettoni sorridenti, festosi e rumorosi e dalle creazioni ciclistiche più improbabili e colorate. Gli abitanti sono stati entusiasti, molti bambini sono andati a recuperare le biciclette nelle cantine e se le sono viste decorare dalle ragazze presenti, il buon Nunzio, io e qualcun altro abbiamo riparato o sistemato le bici che ci venivano portate. Piero e Warner hanno fatto uno spettacolo di giocoleria, un po’ tutti abbiamo usato le creazioni ciclistiche presenti per andare in giro per il paese e promuovere la festa di piazza. Grandissimo successo ha riscosso la Kangoo, biciclettina a ruota fissa e pedivelle accoppiate, un assurdo tecnico, ma divertentissima da portare, le due piani venivano ammirate da tutti. Unica nota stonata: la mia bertuccia di riferimento si è rotta i legamenti per somma delle sfiga cascando dalla bici a due piani. Per supplire a questa cosa mi sono fatto carico della nina (questo il nome della bici della bertuccia) e insieme a Rocco, Piero e Daniela siamo andati da Pitigliano a Albegna con tre tall-bike e una bici più tradizionale per poi concludere il viaggio in treno.

lanina

La nina, la tall bike (o bici a due piani) della mia bertuccia di riferimento

Le Ferrovie dello stato hanno dimostrato per l’ennesima volta tutti i loro disservizi: alla stazione c’erano solo due emettitrici automatiche che non erogavano resto per più di 5€, senza la possibilità di fare dei biglietti per le bici, non accettavano né bancomat né carte di credito, le obliteratrici erano rotte, non era segnalato se il vagone biciclette fosse in testa o in coda al treno. Prima di inutili ponti o trafori dell’alta velocità che arricchiscono solo chi li costruisce avremmo bisogno di queste cose, ma cosa volete: ormai sono un soggetto privato – a dispetto del nome – e il privato punta (legittimamente) solo al profitto. Poi però non vi lamentate se se ne approfitta. Ah, quasi dimenticavo, sono stati così contenti che ci hanno invitato anche ad aprire la gara ciclistica che si terrà in zona tra qualche settimana , la Gran Fondo.

Tra non moltissimo tempo spero di pubblicare qualche foto della tre giorni.

Puttane e cocaina

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Non mi interessa tanto se il settantaduenne presidente del consiglio ami passare il proprio tempo libero organizzando festini a base di orge, puttane e cocaina¹, il mio moralismo non si esprime nel voler privare gli anziani di pruriginosi piaceri. Esprimo il mio moralismo incazzandomi come una bestia perché la stessa persona, quando era all’opposizione, in nome della difesa della famiglia ha cavalcato una battaglia contro l’approvazione di una legge che avrebbe permesso a me e alla mia (eventuale) donna o più in generale a due persone che si vogliono bene, anche se non sposati e di qualunque sesso, di poter accedere a case popolari e ad agevolazioni concesse a chi ha una famiglia da mantenere. Il tutto per accontentare la parte più retriva della società e quella più bigotta della chiesa e prendendo in giro anche chi si è fatto sedurre dagli sciocchi argomenti portati avanti da chi sosteneva che tra due persone dello stesso sesso non può esserci amore.

Sarei curioso di sapere cosa pensano gli elettori di Berlusconi di questa storia. Ovviamente ce ne saranno tanti che pensano che sia tutta una cospirazione dei media e della magistratura, che si berranno l’ennesima bugia di un uomo che con sei televisioni e il controllo di svariati giornali tiene in scacco questo paese da almeno quindici anni.

[¹] Inter nos: negli ambienti parlamentari questa voce girava da qualche anno, me l’accennò, come voce appunto, un mio ex-amico che lavorava alla camera. In più mi accennava anche all’uso di tanto viagra.

Scritto da malaerba

27 giugno 2009 alle 7:27 pm

Pubblicato in giornali, personale, politica

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In nomine Sancta Graziella

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posterCiemMonaLowQuesta settimana, Lo scorso fine settimana, Due settimane fa¹, Tre settimane fa ci sono stati i festeggiamenti di Santa Graziella pedalante, laici festeggiamenti che vanno sotto il nome di Ciemmona.

Mercoledì 27 Maggio

Ovvero il ciclopicnic al Pincio.
L’appuntamento in verità è settimanale, ci si vede sul Pincio, dopo averlo scalato da piazza del Popolo, ma può essere inserito nei festeggiamenti per la nostra adorata Santa Graziella. In mattinata preparo il companatico che verrà condiviso nel corso del picnic ciclistico: due frittate da sei uova cadauna, una con le zucchine, una con le patate. La nostra Santa Graziella, veglierà sui noi gozzoviglianti e beveranti.

Il picnic si svolge nella consueta maniera, se non fosse per la prima sorpresa che mi riserva Santa Graziella: la presenza del buon Franganghi! È inutile dire altro: le vie di Santa Graziella sono infinite! Il picnic si svolge nella solita comunanza di cibo e bevande, nel cazzeggio più o meno organizzato e con la consueta differenziazione rifiutistica finale. Assente, ahinoi, il buon Occhionero presenti tanti altri anche se c’è una competizione sportiva di secondo piano che avrebbe potuto distrarre qualcuno. Dopo aver mangiato, bevuto, rimangiato e ribevuto mi avvio verso casa, ma l’odioso sampietrino – che nell’iconografia classica è acerrimo nemico di Santa Graziella – mi tende un colpo gobbo. Dopo aver attraversato via dei fori imperiali, strada notoriamente invisa ai fedeli di Santa Graziella, mi avvio per via Cavour e succede l’indicibile: spacco la guarnitura di Irene! Ma la nostra santa veglia premurosa su di me e ha fatto resistere il componente meccanico fino a che io fossi giunto in prossimità della ciclofficina centrale. Chiamo il buon muriaticum, gli illustro la situazione e mi presta la fidata Bilù: posso tornare a casa, ma domani dovrò riparare Irene.

Giovedì, 28 maggio

Dalla mattina un solo pensiero mi assilla: Irene e la sua guarnitura, spiccio le incombenze lavorative, e mi fiondo appena posso in ciclofficina alla ricerca di una guarnitura di ricambio, ma non trovo nulla che faccia al caso mio. Il clou dei festeggiamenti è vicino e Irene è fuori uso, la preoccupazione sale, ma continuo a inneggiare alla santa pedalante. Recupero la fida Ramegna e vado alla SNIA, stampo il logo di critical mass Roma su un paio di magliette, mi godo la serata, ma ho sempre in testa quella guarnitura. Domani dovrò trovare una soluzione, domani c’è la cm.

Venerdì, 29 maggio – compleanno di Critical Mass Roma

Il giorno è arrivato, Irene è fuori uso e io devo andare a fare ripetizioni. Ramegna svolge il suo compito di fido destriero e

s_graziella_front

mi porta dal discente, intasco i soldi e volgo la docile cavalcatura verso il mio spacciatore di componenti ciclistici preferito: vai Ramegna vai! Sotto la canicola, accompagnato da Santa Graziella, inizio sorpassi nei confronti degli antiquati mezzi di circolazione preferiti dai romani. La santa pedalante veglia su me e su Ramegna spostando un paio di ostacoli sulla nostra traiettoria e fuori dalla portata dei freni. Arrivo dal pusher poco dopo l’apertura, chiedo, mi informo, compro e pago. Decido anche di cambiare il nastro del manubrio. Acquistato il tutto volo alla volta della ciclofficina: Irene è lì, che aspetta la sua nuova guarnitura. Monto il tutto a tempo di record e decido di stare in ciclofficina per rifornire di bici eventuali ciclisti senza biciclette di passaggio, nel frattempo arrivano il losco e la bertuccia. La tensione nell’aria è palpabile. Passano pure zioproto e ricambioriginali. Zioproto ci aiuta a stemperare la tensione. Un’unica voce riecheggia nella ciclofficina: quanto sono teso, quanto sono teso! Ed è vero: è un anno che aspettiamo e ora la tensione è palpabile. Si montano e rimontano bici, si lucidano, si prepara il carrello con la musica e si aspetta, si aspetta uno dei momenti più emozionanti dell’anno, finché…
Si parte! Breve carovana: la bertuccia, io, il losco e qualche altro che ha deciso di partire con noi, tutti pedalanti verso piazzale delle masse critiche e pian piano la tensione scema e sale l’entusiasmo il fomento. Al piazzale c’è già un sacco di gente, zioproto con la mamma e una serie di persone più o meno note, che la festa abbia inizio! La massa parte con calma a un orario non precisato, ci muoviamo lenti per Roma fin quando non si capisce quale sarà il nostro obbiettivo: la tangenziale Est.

tangenziale

L’abbiamo anche fatta lo scorso anno, ma per la ciemmona, oggi ce la giochiamo per il compleanno di cm. Sappiate che la tangenziale est di Roma è quanto di più obbrobioso possa esistere, ma fatta in bici al tramonto assume il suo fascino, se poi le persone t’applaudono anche dalle finestre inizia a diventare pura poesia. Arriviamo fino alla stazione Tiburtina in Tangenziale, poi ci dirigiamo verso Termini e la massa si dirige verso l’acrobax per il concerto dei radici nel cemento.

Sabato, 30 maggio
Oggi è il giorno, il gran giorno. Appuntamento nelle varie ciclofficine romane, poi partenza alla volta di San Paolo fuori le mura. Una compagine dalla ciclofficina, chi con la bici delle grandi occasioni, chi vestito a festa, chi addirittura con la divisa della squadra sportiva, la nostra gloriosa Lokomotiv ciclonauti. La piccola massa s’ingrossa pian piano e ci piace guardare le facce degli automobilisti che ignorano quel che sta per succedere. Un onda che cresce lenta ma inesorabile: è l’immagine che ho in testa del tragitto fino al luogo al parco Schuster in silenzio incontriamo per strada altri ciclisti e arriviamo all’appuntamento. C’è un sacco di gente, compresa la donna della mia vita, si ammazza il tempo salutando questo e quello, ridendo, scherzando.

occhio-nero

La massa poi parte ed è titanica come solo la ciemmona può essere. L’itinerario è vago, critico e casuale, girovaghiamo per Roma, guardiamo le facce degli automobilisti, molti sorridono, pochi si incazzano, la gente dalle finestre applaude divertita. All’isola tiberina una parte della massa si stacca, anch’io, e ci dirigiamo a piazza Navona a portare un saluto a chi manifesta contro l’odioso G8 sulla sicurezza. Poi si procede verso la scuola occupata 8 marzo per la cena. Tra canti e balli passa la serata, si riparte poi in massa notturna e andiamo in giro per la città. La città di notte è più bella, ma in bicicletta lo è di più. Resto a dormire a casa del buon muriaticum.

31 maggio, Domenica
Passo in ciclofficina, monto il portapacchi su Irene, vado a casa, recupero il costume e l’asciugamano e riparto alla volta del piazzale della masse critiche passando per la SNIA. Pare che anche oggi ci sia una manifestazione sportiva di poco conto, questa volta ha anche a che fare con la bicicletta. Altra piccola massa, arriviamo per ultimi, si parte subito verso Ostia. Tragitto lungo, sotto il sole, automobilisti nervosi, poi a un certo punto arrivano i vigili urbani, forse chiamati da qualche autosauro e… bloccano le auto! Arriviamo ad Ostia, i miscredenti potrebbero pensare a un tempo inclemente, ma invece Santa Graziella ci concede una pioggia rinfrescante e tonificante proprio appena siamo arrivati. Facciamo il bagno, ci rilassiamo e dopo un po’ ci riavviamo verso casa, ci sarebbe anche la voglia di farlo in bicicletta, ma non tutti se la sentono. L’unica cosa brutta? Bisogna aspettare un altro anno per la prossima ciemmona.

Le immagini dei ciclisti sono di Random77 sotto questa licenza CC

[¹] Sì, c’ho messo un po’ per scrivere questo post… :D

La donna della mia vita

con 4 commenti

Lunedì sera in ciclofficina è passata Cecilia, la donna della mia vita. Le abbiamo trovato una bicicletta, una Bianchi bianca della sua taglia, l’abbiamo sistemata in men che non si dica, abbiamo regolato freni e oliato la catena. Ha poi preteso sulla sua bici il cavalletto, il campanello e anche la targa no oil. Il tutto è stato montato secondo copione da me ossequiante. Cirigun ha provveduto a tesserarla, e ora coi suoi cinque anni e mezzo è la ciclonauta più giovane della brigata. Mentre aspetto la sua maggiore età, anche se ancora deve iscriversi alle elementari, io mi godo ancora il bacio sulle gote che m’ha dato prima di andar via.
:D

Scritto da malaerba

17 giugno 2009 alle 7:31 am

Pubblicato in personale

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Tutto in una notte

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Mercoledì sera alle nove ho ricevuto una telefonata di uno dei commissari per la tesi di dottorato, mi ha detto:«Ti vuoi addottorare domani?» un
attimo di esitazione e ho risposto:«Sì». Ora mi sono addottorato, ma ancora non so cosa fare da grande.

Scritto da malaerba

16 giugno 2009 alle 6:09 pm

Pubblicato in personale, ricerca, università

Video dalla ciemmona

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Venerdì sera è stato presentato il video dei radici nel cemento “La bicicletta”. Da qualche parte compare anche la vostra malaerba preferita…

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