Archive for Agosto 2009
Da un libro di storia del 2076
…Ci si chiede a questo punto come sia stato possibile che in un paese che aveva conosciuto già un periodo di barbarie come quello fascista non si fossero inserite nel sistema democratico un insieme di difese per prevenire l’accesso alle più alte cariche dello stato da parte di chi controllava un’ampia fetta dei mezzi di informazione, che non si fosse riordinato il sistema radiotelevisivo o fatta una legge per combattere quello che all’epoca si chiamava conflitto di interesse pur avendone avuto le possibilità durante la legislatura che va dal 1996 al 2001. Per quanto ci si sforzi di trovare motivi logici o razionali a questa incomprensibile scelta l’unica risposta che si riesce a dare è che gli esponenti della sinistra e del centrosinistra dell’epoca erano inetti, incapaci e ingenui. Solo così si riescono a spiegare certe incomprensibili, e già all’epoca tacciate da taluni commentatori come suicide, scelte politiche. I diversi leader che si sono succeduti a capo dei partiti di quella fazione si sono sempre lasciati abbindolare da una promessa di non belligeranza da parte del loro principale avversario, dimenticando che non era contro di loro che egli si muoveva, ma contro le fondamenta dell’ordinamento democratico che, anche se non formalmente, venivano pian piano attaccate e demolite. Per di più perdevano anche credibilità nei confronti dell’elettorato perseguendo politiche economiche in tutto e per tutto simili a quelle della parte avversa. Taluni dei vari leader poi hanno vissuto per anni in torri d’avorio, credendo che il polso del paese fosse quello che veniva loro raccontato dai giornali, che veniva descritto da intellettuali prezzolati ai convegni della confederazione degli industriali o che il loro spessore intellettuale fosse quello rappresentato sui quotidiani amici, dimenticando che l’opinione pubblica riesce ad essere facilmente addomesticata controllando il sistema dell’informazione. Emblematico il caso della sconfitta del 2008, quando ci si mosse nel più irrazionale dei modi cercando di scimmiottare la campagna elettorale del candidato alla presidenza americana perdendo letteralmente il contatto con la realtà e proponendo candidati che hanno suscitato il ribrezzo dell’elettorato come nel caso del comune di Roma. Fu così che avvenimenti che sarebbero stati chiamati scandali in altri paesi o in altri tempi che lo coinvolsero anche quando era capo del governo non ebbero grande influenza sui risultati elettorali. Spesso i commentatori esteri descrivevano l’Italia come un paese in cui mancava l’alternativa politica….
Eccezionale
Ieri ho ricevuto un sms dalla Turchia in cui mi chiedevano di cercare in rete l’indirizzo di un certo ostello. Ho acceso il pc e ho trovato subito l’indirizzo e anche un ostello dal nome simile. Ho mandato un sms coi due indirizzi. Cosa c’è di eccezionale? Che tutto ciò ci sembra normale, mentre non troppi anni fa le cose che ho scritto non esistevano nemmeno.
Senza parole

Piccolo manuale di sopravvivenza del napoletano a Roma
Nell’ultima settimana mi sono trovato per caso e con gusto ad avere a che fare con una serie di napoletani trasferiti nella capitale, abbiamo (mi ci metto in mezzo anch’io, pur essendo napoletano solo d’adozione) negli anni incontrato tutti gli stessi identici e purtroppo spesso insormontabili problemi. Iniziamo subito:
Pizza.
A parte la forma e il colore in comune con la pizza napoletana, non c’è nulla da fare: quella romana è semplicemente immangiabile. Della consistenza del cartone pressato più o meno. Inutile cercare di farlo capire a coloro che non siano vissuti all’interno del triangolo Salerno-Mondragone-Avellino. Sentirete cose abominevoli come: esiste la pizza alta e quella bassa, sulla margherita non ci va il basilico, la pizza deve essere croccante. Ignorano addirittura cosa sia il cornicione! Neanche una settimana da Michele a Forcella potrebbe scalfire le convinzioni del tipico romano sulla pizza. Bene vediamo come rimediare a questa incresciosa situazione. Il mio rimedio è stato uno solo finora: a Roma niente pizza. Punto. Esistono anche delle pizzeria che fanno una decente, ma non di più, pizza napoletana, ma sono decisamente care, quindi meglio evitare. D’altro canto a Roma si può mangiare divinamente se ci si butta sui piatti tipici (ammesso di riuscire a trovare chi ancora li cucina), consolatevi con la coratella, la pajata, la trippa, gli gnocchi le animelle o i carciofi alla giudia almeno fino al momento della scarpetta, perché sapete che se siete napoletani c’è un’altra cosa che vi manca ossia il…
Pane.
A parte la forma e il colore in comune col pane napoletano, non c’è nulla da fare: quello romano è semplicemente immangiabile. Unica decente eccezione quello di Lariano integrale, tutto il resto va cassato senza pietà. Scordatevi quel buon pane cafone, cotto a legna, delizia del palato e gioia della tavola. Scordatevi anche i panificatori abusivi che vi rifornivano di quel pane dal retrogusto delizioso, imprecisato e sul quale era meglio non indagare. Scherzi a parte: se senza pizza si riesce a campare rimandando la degustazione del più nobile dei cibi fino al ritorno in patria senza pane diventa ardua. È forse la cosa che più ci manca (oltre al golfo, il sole, la pizza, il mandolino, le sfogliatelle, i babbà, mammà e un altro paio di milioni di cose). E nemmeno possiamo andare al ber per consolarci con un…
Caffè.
A parte la forma (della tazzina) e il colore in comune col caffè napoletano, quello romano è semplicemente imbevibile. Non sono mai stato un amante dell’espresso, ho sempre preferito quello della moka o, mi sto convertendo da poco, quello della macchinetta napoletana, ma a Roma il caffè non è arte loro. Basta la più classica delle prove: prendete il cucchiaino di zucchero e versatelo nella tazzina. Lo zucchero precipiterà immediatamente sul fondo della tazzina invece di galleggiare sulla schiuma superficiale. Sì, che siamo integralisti, ma un caffè del genere verrebbe rimandato indietro e si riceverebbero pure le scuse del barista. Altra grande pecca: non servono il mezzo bicchiere d’acqua insieme al caffè e, nota di demerito, solitamente alla richiesta: «Ci dà un po’ d’acqua?», il barista propone un solo bicchiere, anche se si è in dodici. Il bicchiere d’acqua è fondamentale, serve a preparare la bocca per assaporare il caffè, a pulirla da eventuali altri sapori presenti in bocca. Invece niente. Uno dice, va be’, la vita è amara, almeno mi mangio un dolce in…
Pasticceria.
Ma spesso neanche forma e colore sono uguali. La pasticceria romana, che raggiunge il suo apice nel… maritozzo con la panna :/ non può, e infatti non lo farò, essere paragonata con quella napoletana.
Quindi la vita del napoletano nella capitale è impossibile? No, tutto sommato ci si adatta, certo si guardano gli indigeni con superiorità e dall’alto in basso – è quel che meritano per il loro non saper stare in cucina – ma ci si gode pure un po’ della loro compagnia. In effetti poi ci si rende conto che non è colpa loro se hanno una tal guisa di gusti. Gli invasori che sancirono la caduta dell’impero romano importarono nella città eterna anche i loro gusti alimentari: i famosi gusti barbari.



